sabato 10 luglio 2010

Rita Pani colpisce ancora



Questione di privacy


Era il tempo in cui i giornali mostrarono la minchia di Topolanek, tendente al dritto, e rivolta verso una passeggera arrivata in Sardegna con un volo di stato. Iniziarono a dire allora che la privacy del politico dell’est era stata violata. Non si videro mai le altre foto, ma se ne sentì parlare. Pare ci fossero un paio di ospiti del tizio più viscido degli ultimi 150 anni, anche loro arrivate in Sardegna a spese nostre, che si esibivano in uno spettacolo lesbo, mentre il tizio e la minchia di Topolanek stavano a guardare. Poi pare ci fossero mani sulle tette, tette sulle mani, mani nelle cose, cose nelle mani, cose nelle cose. Insomma il reportage di un normale incontro tra primi ministri, nella nuova e più moderna Italia.

Stamattina mi è capitato di vedere esposto un giornale del tizio editore del consiglio; campeggiava una fotografia di due persone che non potevo riconoscere, avvolte da un telo da mare a strisce bianche e gialle.(alemanno/rauti) Ma la didascalia recitava: come claretta petacci e mussolini … coccole. In un mondo normale, “come claretta petacci e mussolini” potrebbe essere la didascalia alla gloriosa vittoria a Piazzale Loreto, new edition, per dirla in modo nuovo e moderno. Nessun problema di privacy per il sindaco di Roma, semmai l’esaltazione per essere stati accomunati al più bastardo fascista che l’Italia abbia mai conosciuto.

Ma ci evolviamo, Topolanek – o chi per lui – ora sta più attento a sfoderare la minchia durante incontri al vertice tra capi di stato, a Villa Certosa si compiono nuovi e più audaci abusi edilizi posti sotto segreto di stato, e il tizio si è blindato ancor di più, fottendosene comunque, e portando le sue amichette addirittura al seguito della delegazione partecipante a incontri internazionali. Sempre a spese nostre.

Roba vecchia che non interessa più. Ora abbiamo fatto il salto di qualità e il giorno dopo del silenzio stampa, il tizio melmoso riemerge e spiega ai suoi promotori della libertà, che quella di stampa non è poi un diritto assoluto; fa pure di peggio, indottrina gli imbecilli con il suo personale senso di democrazia. La stampa comunista non ha il diritto di travisare la verità sui miracoli effettuati, non ha il diritto di infangare il governo dei manganelli, non deve e non può sputare in faccia alla moltitudine di imbecilli che questo governo lo hanno votato, che anche la P2 è più nuova e moderna, anche se gestita sempre dagli stessi quattro ladri che già una volta ci misero in ginocchio.

Nemmeno per un momento ho pensato questa mattina, che aprendo i giornali avrei letto che ormai manca un anno perché il cancro sia sconfitto, così come aveva promesso il tizio, o che finalmente i vertici delle imprese grandi e piccole che con la crisi si stanno arricchendo sulle spalle dei lavoratori fossero stati tutti incarcerati. Meno che mai speravo che il debito pubblico si fosse ridotto attraverso la confisca dei miliardi che la nuova p2 ha rubato a noi tutti.

Ho trovato semplicemente le solite violazioni della privacy: indagati, corrotti, ladri, scandali, ricatti e minacce dei finiani, riunioni di governo a casa di vespa il giornalista durante la quale si è tentato di formare un nuovo governo, tirando dentro casini, possessore dei voti e degli uomini della cosca di cuffaro, che potrebbero trovare un po’ di pace mafiosa con la cosca di dell’utri … cose così, insomma, cose di ordinaria politica italiana.

E mi ritorna l’annosa domanda … vale davvero ancora la pena di dimenarsi tanto? Ci basta davvero un post it e la firma su un appello? Io la risposta la so, ma non la dico. Non mi piace quando mi dicono che non sono capace d’amare.

Rita Pani (APOLIDE P.L.)

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