giovedì 30 giugno 2011

Riscosse popolari


21/06/2011

Storie di ordinaria rivoluzione: nessuna notizia dall'Islanda?

di Marco Pala


Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d'oggi?


Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall'altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?

Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all'unanimità di dichiarare l'insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l'Olanda, forti dell'inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un'assemblea popolare per riscrivere l'intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l'Islanda verso il recente collasso economico.

Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un'altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai "concittadini" islandesi?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:

2008 - A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell'Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.

2009 - A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo - la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) - costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.

2010 - I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.

2011 - A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell'esecutivo. L'Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l'Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un'Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l'attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle "linee guida" prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all'approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.

Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.

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Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?

Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?

Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?

SINCERAMENTE NO.

I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l'Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.

Siamo davvero sicuri che non ci sia "censura" o manipolazione nei mass-media?
Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i "nostalgici" potranno usare il telefono, gli "appassionati" potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso. I più "tecnologicamente avanzati" potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all'articolo, lanciare una salvifica catena di Sant'Antonio su Facebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz. I "guru del web" si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.

L'importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica dell'informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d'affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.


In fede,
il cittadino sovrano Marco Pala

SUSY, MA CHE FAI?


Susanna Camusso firma il nuovo patto sociale con Confindustria, Cisl e Uil. Sconfitta la Fiom. Via libera alle deroghe, sotto falso nome, e tregua allo sciopero in caso di accordi aziendali


Sa.Can.
E’ una svolta delle relazioni sindacali e forse del quadro politico e sociale italiano. L’accordo tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria su contrattazione e rappresentanza è stato firmato nella tarda sera di martedì 28 giugno e questo giorno sarà ricordato a lungo. Si tratta di un testo di 9 punti, articolato in più parti e che tratta la rappresentanza, l'esigibilità dei contratti, cioè la loro efficacia, la contrattazione aziendale.
Le deroghe non vengono citate ma si dice che “si possono attivare strumenti contrattuali mirati a specifici contesti produttivi e specifiche intese modificative delle regolazioni previste dai Ccnl” nei limiti previsti da quest’ultimi. Come dice Marcegaglia "i contratti aziendali sono ora più forti ed esigibili".
Sulla rappresentanza, è definito un criterio basato sul mix tra iscritti certificati e voti nelle Rsu e per approvare un contratto serve il 50 per cento più uno. Dove esistono le Rsa si va al voto dei lavoratori. In caso di accordo valido scatta la “tregua dello sciopero” sul modello dell’accordo raggiunto con i sindacati Usa, cioè nessuna astensione dal lavoro per un certo periodo.
E’ un accordo che segna il rientro della Cgil nella concertazione degli ultimi anni, quella a guida Cisl e che permette a Confindustria di garantirsi un "patto sociale" e una possibile "pace sociale". "Una stagione nuova" dice Susanna Camusso anche se nell'accordo, come sottolinea Emma Marcegaglia, viene recepita la sostanza della vertenza Fiat, cioè la volontà di articolare la contrattazione aziendale e territoriale a seconda delle necessità delle imprese e viene sconfitta la Fiom che, a questo punto, potrebbe anche essere privata delle basi giuridiche che hanno portato al ricorso in tribunale contro la Fiat (l'udienza è prevista il 16 luglio). "È un accordo che estende a tutti i lavoratori il modello Fiat, è un cedimento gravissimo della Cgil che contrasteremo in Cgil, nelle fabbriche e nel Paese" dice Giorgio Cremaschi dell'area "La Cgil che vogliamo" che si riunirà al Roma il prossimo 13 luglio.
La Cgil sottoporrà da mercoledì l'accordo al vaglio dei segretari di categoria e poi chiamerà a esprimersi il direttivo nazionale. In ogni caso la scelta di Camusso è fatta e come dice ancora la presidente di Confindustria "chiude la stagione delle divisioni". Di fatto, chiude la lunga parentesi prodotta dallo scontro tra la Fiat e la Fiom. Ma non si tratta solo di un avvenimento sindacale, perché rientra in pieno nel clima di responsabilità nazionale che si respira in prossimità della manovra finanziaria e delle tagliole europee pronte a scattare. Non a caso il ministro Tremonti ha voluto rivolgere un sentito "grazie" ai leader sindacali e alla presidente di Confindustria "per quello che hanno fatto oggi per il bene del nostro paese". Un accordo su cui potrebbe anche aver influito, a giudicare da certi toni utilizzati nel direttivo nazionale della Cgil, non poco l'autorità e la "moral suasion" del Capo dello Stato.

mercoledì 29 giugno 2011

Ad memoriam






Si chiamavano Deh e Beethoven. Lei era una gallinella livornese di 6 mesi ormai, presa piccola al mercato per fornire un po' di bianco alla nostra razza nerastra di galline. Siccome non era stata però ben accolta dai suoi simili al suo arrivo, era diventata quasi domestica: dormiva sul dondolo davanti alla cucina e mi volava sulla spalla. Era molto simpatica ed intelligente ed, essendo livornese, l'avevo chiamata "Deh".

Lui era nato in aprile del 2010 qui da noi e crescendo era di una bellezza straordinaria, con un ciuffo in testa che oscillava al muoversi del suo collo, come se stesse suonando mentre cantava e per questo mi aveva ispirato il nome di Beethoven.

Erano pieni di aspettative ed ottimisti, intelligenti e pacifisti. Ma non avevano calcolato che nel bosco di fronte a casa, quando smette di scorrere un rivolo di acqua che esonda dal laghetto, da giugno a settembre c'è sempre una volpe incline a servirsi dei nostri pennuti come se fosse ad un comodo self service.

Deh l'ho vista coi miei occhi portar via dalla volpe, verso le 12 - ora di pranzo, no? - lo scorso anno in settembre.

Beethoven è sparito misteriosamente ieri pomeriggio, una delle rare volte che si è allontanato da casa, ignaro del pericolo e forse ingolosito dalle cavallette. Era un gallo democratico e poco aggressivo, che aveva dovuto cedere il potere sulle galline a suo fratello Blacky, un virgulto tutto nero e più aggressivo che lo teneva lontano dalle pulzelle beccandolo senza pietà se pretendeva di coprirle.

CGIL: la Camusso ha sbragato



Contratti, lo strappo della Fiom

"Bisogna far votare i lavoratori"


Intesa unitaria sui patti aziendali

Landini sfida la Cgil: "Ha ceduto,quello statuto non lo applicherò"

ROMA
Dopo sei ore di trattative serrate è stato siglato ieri sera l`accordo unitario sui contratti e la rappresentanza sindacale. Un accordo che la Fiom boccia senza appello, con il suo leader Landini che chiede un referendum e critica aspramente la posizione della Cgil. Riuniti nella Foresteria di Confindustria i segretari di Cgil, Cisl, Uil e la presidente degli industriali Emma Marcegaglia hanno siglato un accordo che ha spinto il ministro dell`Economia Giulio Tremonti a dire «Grazie a Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, Susanna Camusso ed Emma Marcegaglia. Grazie per quello che hanno fatto oggi nell'interesse del nostro Paese».

L'accordo, ha spiegato Marcegaglia, «non sostituisce l'altro, quello del 2009», che non vide la firma dalla Cgil. «Questo - ha spiegato la presidente - ragiona su altri temi, come la rappresentanza e l'efficacia erga omnes dei contratti aziendali». Ma cosa prevede l`intesa raggiunta ieri? Nel corso della riunione è stato elaborato un documento di 9 punti. Dalle nuove regole per la rappresentanza sindacale, alle garanzie di efficacia per gli accordi contrattuali firmati dalla maggioranza dei rappresentanti dei lavoratori, ad una sostanziale possibilità di deroghe a livello aziendale (termine che comunque non compare esplicitamente nel testo della bozza), al quadro dei contratti nazionali.

Già, ma il giorno dopo Landini, segretario Fiom, si fa portavoce di tutti i malumori del sindacato delle tute blu. «Non siamo d’accordo e chiediamo che ci sia un pronunciamento dei lavoratori o almeno degli iscritti. A loro diremo che questo accordo non ci piace e non andrebbe firmato» attacca Landini. «E' un accordo con cui la Cgil arretra le sue posizioni e cede su punti non cedibili – spiega il segretario generale della Fiom - per esempio manca il voto dei lavoratori per validare gli accordi e si apre alla derogabilità del contratto nazionale attraverso accordi aziendali non decisi dai lavoratori, ma dalle Rsu e peggio ancora dalle Rsa».

Dialettica nel centrosinistra



Il Pd ha cambiato idea su atomo e acqua. E sui treni?

In questi giorni in molti parlano di Alta velocità, e per questo è utile ripercorrere, per sommi capi, la storia di questa scelta. Il progetto Tav comincia ad essere pensato e progettato dentro le Fs oltre vent' anni fa. Subito si apre un dibattito serio e ampio, cui parteciparono trasportisti, urbanisti, economisti, le associazioni ambientaliste tutte, gli ambientalisti del Pci e poi Ds (che io dirigevo), i verdi, la Rifondazione appena nata, i sindacati.
Due le proposte che si confrontavano: da una parte il progetto Tav che prevedeva una direttrice verticale Napoli-Milano e una orizzontale Venezia-Torino-Lione. Treni super veloci, su binari diversi da quelli normali, con molte gallerie e dunque molti scavi, costi alti e tempi lunghi di realizzazione. A sostegno di questo progetto non solo le Ferrovie ma i governi dell'epoca, i poteri forti, l'Impregilo e la Fiat in primis ma anche alcune cooperative, diverse banche. E i sindacati, che pensavano ne potesse venire lavoro e occupazione.

Dall'altra parte, il nostro progetto alternativo prevedeva il raddoppio della rete esistente, l'utilizzo della vecchia per le merci in modo da arrivare a standard europei nel trasporto su ferro. La nuova rete doveva viaggiare in parallelo un po' più veloce per le persone, ma per tutti, pendolari in primis. Un progetto fattibile in 6/8 anni e che costava la metà. La prima proposta metteva al centro la velocità, e per questo veniva spacciata come più moderna. Noi mettevamo al centro lo spostamento delle merci dalla gomma al ferro (come la Germania stava già facendo) e l'esigenza di dare a tutti i cittadini un servizio più rapido ma non super veloce. Questo secondo progetto avrebbe diminuito le emissioni perché avrebbe diminuito del 30/40 per cento i mezzi pesanti, con impatti ambientali minimi.
Alla fine ebbe la meglio il progetto Tav, sostenuto non solo dai sindacati ma anche da tutti i partiti più grandi, compresi i Ds dove solo gli ambientalisti si schierarono contro.
Persa quella battaglia, gli ambientalisti (ma anche molti sindaci, amministratori, cittadini) si dedicarono a migliorare l'impatto ambientale dell'opera ormai decisa. Se qualcuno avesse la pazienza di andare a vedere come erano i primi progetti tra Firenze e Bologna e Roma e Napoli vedrebbe come sono cambiati, pur restando dentro una logica che non abbiamo mai condiviso. Cercammo di minimizzare i danni. Nel frattempo i costi della Tav lievitavano di giorno in giorno. E i tempi: le merci continuavano a girare in gran parte su gomma, cresceva il disagio dei viaggiatori normali, e dei pendolari che usano il treno per andare al lavoro. Furono chiuse diverse linee piccole. Ogni tratta aveva i suoi problemi e quella della Valle Susa ne proponeva di enormi, per la fragilità del territorio, per l'attraversamento della valle che già da parte di una grande arteria con migliaia di mezzi pesanti su gomma ogni giorno. Anche su quella tratta si sono apportati cambiamenti, ma resta un'opera ambientalmente molto impattante e di dubbia utilità per diminuire il traffico pesante.
Così è andata. Gli anni ci diranno chi aveva ragione. Penso e temo che alla fine, come per il nucleare, la ragione stia dalla nostra parte.
Ecco perché continuare a porre dubbi su quella scelta è legittimo, non è eversivo e soprattutto non è irresponsabile, come qualcuno dice. Anche sul nucleare eravamo irresponsabili noi che non lo volevamo dall'inizio.
Quante discussioni ho fatto con Pier Luigi Bersani quando eravamo ancora nello stesso partito sia sulla Tav sia sul nucleare. Sul nucleare ho avuto ragione io, e non lui che era favorevole. Sulla Tav lo diranno gli anni. Ma anche sul Ponte sullo stretto abbiamo avuto ragione noi ambientalisti, e anche su quell'opera il Pci prima e poi i Ds erano in gran parte favorevoli. Ora il Pd ha cambiato idea. E anche sull'acqua vedo con piacere che la posizione del Pd e di Bersani è cambiata.
Discutere dunque serve. E serve la partecipazione dei cittadini. Noi non abbiamo mai discusso solo per dire no. Abbiamo controproposto altre strade, perché il nostro ambientalismo è serio e propositivo. Quanto al fatto che in ogni lotta alcuni gruppi e centri sociali si infilino dentro è fenomeno normale, può non piacere ma non è una buona ragione per scatenare la repressione più dura.
Da ultimo il direttore di Europa scrive che noi di Sel non saremmo alleati affidabili e che non abbiamo una cultura di governo perché abbiamo sollevato dubbi sulla Tav. Trasecolo: proprio perché abbiamo una cultura di governo li abbiamo sollevati. Vogliamo ferrovie efficienti e popolari, e treni umani per i pendolari. Lavoriamo perché il sistema trasportistico italiano diventi europeo e dunque porti una buona metà delle sue merci su ferro.Questi obiettivi la Tav non li ha garantiti dove è stata fatta, e non li garantirà in futuro.

Ci vuole coraggio nelle scelte, anche quello di cambiare strada se quella intrapresa non risponde alle esigenze di un paese e dei suoi cittadini. Convinceteci del contrario, siamo disponibili ad ascoltare.

Ma randellare non è discutere.
* presidenza Sinistra ecologia libertà

Grecia, Europa




Sembra che un po' ovunque il potere sia costretto a usare la forza militare. Ma non vivevamo in democrazie rappresentative?


martedì 28 giugno 2011

Secondo giorno di intifada in Valsusa



Bebo Storti:

quattro leghisti di merda
appoggiati dalla polizia
e dalla completa connivenza del pd
danno il via allo scempio della tav
affidando i lavori ai soliti già inquisiti
...scoperchiando uranio in tutta la valle
regalando leucemie
e facendo il bene dei soliti
a danno dei soliti
come non maledirli
e tutto riassumere in una parola
MERDE

lunedì 27 giugno 2011

La battaglia proseguirà: è l'intifada della Valsusa.


Guerra ai No Tav. Ma la valle resiste

di Orsola, dal manifesto online

Hanno sfondato. Lancio di lacrimogeni ovunque. E’ il messaggio di questa mattina alle 8. La guerra. Il governo ha scelto la guerra contro i No Tav. Non è una novità. Tragicamente questa è la norma. A prescindere dal colore dei governi. La Val Susa in tutti questi anni ha ribadito il suo no alla Torino-Lyon motivandolo con tanto di tracciati, dati incontestabili che hanno smascherato i reali motivi dei signori che il Tav lo vogliono. Che poi sono soldi, adesso, subito. Quello che succederà poi alla valle non importa. Non importa se non ci sarà mai quel flusso merci di cui parlano i signori del tav. L’importante è quello che si può succhiare ora. Dalle tasche dei contribuenti oltre che da quelle dell’Europa. Tanti soldi.
La resistenza della Val Susa è la lotta che in questi anni ha – spesso in solitaria – continuato a ribadire che con la violenza, con il sopruso, con il despotismo non si può governare. Non si può imporre a un territorio una scelta. Per contro, questo governo, come quelli precedenti (Prodi incluso) ha tragicamente confermato che in Italia la democrazia è sempre più a rischio.

La Val Susa, il popolo No Tav resiste. In diretta su radio Blackout i drammatici racconti delle cariche. Perchè la polizia avanza con mezzi di sfondamento.



Cariche in Val Susa guerra annunciata

della redazione del Manifesto

Stamattina alle otto lo sfondamento della barriera innalzata dai manifestanti che da giorni presidiano la Maddalena per impedire l'apertura dei cantieri per la Tav. Poi i lacrimogeni. Gli agenti delle forze dell'ordine che scortano una ruspa. E i manifestanti che cercano di resistere, lanciando pietre. Poi la guerra. Inutile la mediazione di alcuni esponenti degli enti locali, che hanno cercato di evitare l'attacco. Si aprla di tende andate al fuoco e di un lancio di lacrimogeni fittissimo nell'area del campo base dove ad un certo punto si sono concentarate le persone. "un lancio senza senso, solo per gasare la gente", ha denunciato il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, che proprio ieri sul manifesto aveva lanciato un appello affinché il presidio No Tav non fosse lasciato solo. I manifestanti hanno cominciato a scappare, per cercare di sfuggire alla polizia



Ma i leader della rivolta hanno spiegato che non intendono arrandersi, e che non ci sarà alcun inizio dei lavori. «Abbiamo perso un round, non la guerra». Lo ha detto Alberto Perino subito dopo lo sgombero dell'accampamento dei No Tav a Chiomonte, del leader del movimento. «Oggi - dice - è andata come di pensava che andasse. Noi abbiamo resistito poi le forze dell'ordine hanno sparato migliaia di lacrimogeni. Adesso dobbiamo portare via tutti i materiali dalla Maddalena. Poi vedremo il da farsi, di certo non siamo sconfitti».



Ma che ormai la decisione di proseguire con i lavori della Tav è presa, e che tutti i "poteri" si sono ricompattati intorno al progetto fortemente osteggiato dalla popolazione. Nonostante la motivazione che viene presentata per giustificare la repressione sia il "ripristino della legalità": "Un Paese civile e democratico come l'Italia non può permettersi la permanenza di un presidio come quello del 'villaggio Maddalena' al di fuori della legalità", ha detto la presidente di Confindutria Emma Marcegaglia. «La Tav è un'opera fondamentale - aggiunge Marcegaglia a margine dell'assemblea di Federchimica a Milano - per lo sviluppo dell'Europa e un'infrastruttura importante per mantenere i collegamenti italiani a livello internazionale. Per questo è fondamentale che i cantieri partano entro fine mese per non perdere la quota di finanziamento europeo», conclude il presidente di Confindustria.



Il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, è tornato a ripetere che chi si oppone alla Tav è un soltanto una piccola percentuale della popolazione: «la Tav è un'opera assolutamente necessaria per il Piemonte e per l'intero sistema Paese. Non si può confondere - ha aggiunto - la posizione della Val di Susa con l'azione di violenti facinorosi. Le forze dell'ordine stanno facendo rispettare la legalità e - ha concluso Cota - a loro va il mio pieno sostengo e solidarietà». Eppure è certo che la protesta, la resistenza, le motivazioni che in tutti questi anni hanno opposto i militanti No Tav a chi ha sempre e solo ripetuto che quella dell'Alta velocità è una tratta "necessaria" raccoglie certamente simpatia e appoggio: non è un caso che, nonostante la crisi, stamattina molte fabbriche del piemontese siano entrate in sciopero di solidarietà. Mentre le donne di Chiomonte hanno appena occupato il Comune.



A Roma si svolgerà oggi pomeriggio alle 16 a piazza Colonna un presidio di solidarietà.

A Milano l'appuntamento è alle 18 a piazza San Babila.

a Bari alle 18 a piazza della Prefettura.

A Reggio Calabria davanti alla Prefettura in piazza Italia appuntamento alle ore 18.

A Genova si sta già mobilitando: dalle ore 11 davanti alla Prefettura.

A Bologna si dà appuntamento a piazza Nettuno alle 18.

A Modena alle 18 davanti alla prefettura.

A Rimini alle 18,30 in piazza Cavour.

A Perugia alle 18,30 in Piazza Italia.

A Torino alle 15,30 davant alla sede del Pd in via San Francesco d'Assisi.

A Napoli alle 17 a piazza Plebiscito.

A Pisa alle 17 Logge dei banchi

A Trieste alle 16,30 piazza Ponte Rosso davanti alla statua di Joyce.

La santissima trinità degli affari delle grandi opere




Operazione militare ad alta velocità







di Felice Fortunaci – Megachip.

SEGUE IL COMUNICATO DI ALTERNATIVA
«Sono in mezzo ai lacrimogeni, qui in Val di Susa, in un clima che in tutto ricorda il G8 di Genova». La voce di Giulietto Chiesa ci giunge concitata. Le forze dell’ordine – forze di un ordine di tipo militare - sono intervenute con un soverchiante dispiegamento di mezzi e di uomini armati. Le barricate dei valligiani e del popolo NoTAV, di fronte a un’invasione di queste proporzioni, migliaia di uniformi, cedono terreno. «Ogni punto critico della rete stradale, ogni altura strategica sono ora controllati da gruppi in armi», riferisce Chiesa.

Qua e là ci sono già stati contatti fisici. L’impostazione pacifica del presidio NoTAV aiuta ad evitare il peggio, ma il volto dello Stato si presenta con molta violenza. La profezia di Piero Fassino, che preconizzava lo sfondamento delle difese territoriali con tutti i mezzi, per il momento si adempie. I grandi interessi che stanno dietro questa Grande Opera inutile, dispendiosa e devastante, hanno referenti bipartisan e sperano di poter avviare i lavori. Possiamo fare anche noi una profezia: come per il nucleare, la follia di questo progetto sarà rigettata.

Hanno attaccato.

Hanno deciso di usare la forza contro la protesta pacifica e democratica dei NOTAV in Val di Susa.

Adesso i media sono pieni di immagini degli "scontri". Ma a scontrarsi con la polizia è stato il solito piccolo gruppetto di incappucciati vestiti di nero, che salta fuori ogni volta che la polizia si scatena.

I cittadini della Val di Susa difendono il proprio territorio da un'opera devastante e costosissima. E lo fanno in modo pacifico e disarmato.

La polizia li ha brutalmente sfollati. Si tratta di una scelta gravissima, che mostra quanto poco importi al ceto politico la volontà di chi abita un territorio e vuole preservarlo e difenderlo.

Alternativa, il laboratorio politico fondato da Giulietto Chiesa, esprime piena solidarietà al popolo della Val di Susa e alla sua lotta, e chiede che tutte le forze democratiche del paese si mobilitino per imporre la fine immediata dell'intervento della polizia, e il rispetto della volontà popolare.

Laboratorio Politico "Alternativa" - fondato da Giulietto Chiesa.



Hanno attaccato.

Hanno deciso di usare la forza contro la protesta pacifica e democratica dei NOTAV in Val di Susa.


Adesso i media sono pieni di immagini degli "scontri". Ma a scontrarsi con la polizia è stato il solito piccolo gruppetto di incappucciati vestiti di nero, che salta fuori ogni volta che la polizia si scatena.

I cittadini della Val di Susa difendono il proprio territorio da un'opera devastante e costosissima. E lo fanno in modo pacifico e disarmato.

La polizia li ha brutalmente sfollati. Si tratta di una scelta gravissima, che mostra quanto poco importi al ceto politico la volontà di chi abita un territorio e vuole preservarlo e difenderlo.

Alternativa, il laboratorio politico fondato da Giulietto Chiesa, esprime piena solidarietà al popolo della Val di Susa e alla sua lotta, e chiede che tutte le forze democratiche del paese si mobilitino per imporre la fine immediata dell'intervento della polizia, e il rispetto della volontà popolare.

Laboratorio Politico "Alternativa" - fondato da Giulietto Chiesa.

La Valsusa ringrazia Maroni, la Bresso, Fassino, Impregilo e la Lega delle Cooperative




AI COMPAGNI DI SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA'

Carissimi, nel rimandare l’approfondimento di quanto segue ad un dialogo spero presto, vi informo che la tessera SEL in essere sarà la mia ultima.

Mentre scrivo 2000 poliziotti stanno attaccando i cittadini inermi della Valsusa, quelli abbandonati prima dalla Bresso e poi dall’ emaciatissimo Fassino: “business is business “ dicono gli anglosassoni.

La mia natura oggi mi spinge a concepire attività sociale e politica solo nelle associazioni e nei movimenti e pertanto ho deciso di terminare con l’affiliazione a qualsiasi sigla politica.

La mia prima tessera fu della FGCI a 14 anni,ma nella vita bisogna sapersi rinnovare.

Grazie per i bei momenti vissuti insieme, grazie per la fiducia accordatami in tempo di elezioni, grazie soprattutto a Gianni, Renato e al mitico grande Parodi, con cui ho maggiormente dialogato.

Vi abbraccio ed auguro a voi ed a Nichi Vendola ottimi risultati.


Silvia Imperiale

Cartosio,(AL), 27 giugno 2011

domenica 26 giugno 2011

VALSUSA, ITALIA, EUROPA








I CITTADINI DELLA VALSUSA RINGRAZIANO ROBERTO MARONI, MATILDE BRESSO,PIERO FASSINO,L'IMPREGILO E LA LEGA DELLE COOPERATIVE.

La gente si rifugia nei boschi per sfuggire a decine di lacrimogeni. Alcuni vomitano o svengono. Mobilitazione generale della valle
- Partito attacco con idranti all'ingresso della galleria, i presidianti rispondono dall'alto con fumo di estintori. Stanno sfondando con ruspa
- Centinaia di persone sul piazzale della Maddalena tempestato di lacrimogeni. Amministratori su suolo della comunità montana chiedono di restare
- Attacco con lacrimogeni alla porta della centrale
- Partito attacco con idranti all'ingresso della galleria, i presidianti rispondono dall'alto con fumo di estintori. Stanno sfondando con ruspa
- Turi il pacifista tirato giù, picchiato e portato via in ambulanza.






I CITTADINI DELLA VALSUSA RINGRAZIANO ROBERTO MARONI, MATILDE BRESSO,PIERO FASSINO,L'IMPREGILO E LA LEGA DELLE COOPERATIVE.




venerdì 24 giugno 2011

Dietro la strategia di Grillo


Grillo e il suo spin doctor: la Casaleggio Associati

In pochi anni Beppe Grillo e il suo blog sono diventati un vero e proprio fenomeno della Rete, l’esperimento di maggior successo in Italia di un movimento nato e cresciuto sul web nel nome della democrazia digitale, dell’orizzontalità della comunicazione e della trasparenza. Ma dietro a questo risultato c’è una strategia ben pianificata. Anzi, ci sono un nome e un’azienda: Casaleggio Associati. Ecco di cosa si tratta.

di Pietro Orsatti, da MicroMega 5/2010

Per raccontare il successo di un progetto non si può evitare di parlare di chi lo ha ideato, palesemente o nell’ombra non importa. Parliamo della svolta mediatica e politica di Beppe Grillo. Vero e proprio fenomeno che da deriva post-televisiva oggi diventa movimento e oggetto politico 2.0, come ormai va di moda definire chi usa internet per la propria comunicazione. Chi è l’ideatore di questa svolta del comico genovese, trasformatosi da uomo di spettacolo a vero e proprio profeta della «democrazia digitale»? Un nome e un’azienda. Casaleggio Associati.

È la Casaleggio Associati a curare direttamente il blog di Grillo, la rete dei Meetup, la comunicazione esterna, la strategia del movimento sulla Rete. E non solo, è anche la casa editrice che cura tutte le pubblicazioni, in Rete e non, del comico genovese e anche parte dell’organizzazione dei suoi tour. Neanche Grillo fa mistero che il suo ritorno di visibilità e il grande impatto del movimento dei «grillini» sia dovuto in gran parte alla sinergia con questa azienda specializzata nella comunicazione e nel marketing digitale. Una strategia chiaramente esplicitata, quella della Casaleggio. «Le reti sono ovunque intorno a noi. Fino a qualche anno fa, le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. L’unico modo per ipotizzare il funzionamento dei sistemi complessi era attribuirne le ragioni ad avvenimenti casuali. La vita e l’evoluzione delle reti seguono invece leggi precise e la conoscenza di queste regole ci permette di utilizzare le reti a nostro vantaggio». Così viene presentato l’ultimo sforzo editoriale del gruppo «Tu sei Rete», bibbia del nuovo credo internettiano.

Per capire le origini del fenomeno Casaleggio, è necessario partire dalle fibrillazioni societarie di Telecom fra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. O meglio, è fondamentale analizzare le vicende di un’azienda del gruppo allora nelle mani di Tronchetti Provera e della Pirelli, la Webegg. Amministratore delegato della società è all’epoca Gianroberto Casaleggio. Non lasciamoci ingannare dal suo aspetto da nerd smanettone, dalla sua capigliatura da studente fuori corso della Berkeley University, Gianroberto è uno dei massimi esperti in Italia di web, reti sociali (social network), marketing elettronico. Ed è lui, insieme ad altri quattro dipendenti dell’azienda della galassia Telecom (Enrico Sassoon, Luca Eleuteri, il fratello Davide Casaleggio e Mario Bucchich) a fondare nel 2004 la Casaleggio Associati.

Ma torniamo al «prima». Di cosa si occupava la Webegg? La Webegg Spa nel 2002, anno del suo massimo sviluppo e in cui Gianroberto Casaleggio è l’uomo di vertice, risulta essere «un gruppo multidisciplinare per la consulenza delle aziende e della pubblica amministrazione in Rete», come si apprende dai documenti sul sito aziendale che indicano la sua mission. Anzi, si tratta in quel momento del gruppo leader nel settore. Reti interne ed esterne, efficienza aziendale, internet, capacità di penetrazione dei prodotti sul mercato attraverso il web marketing e, per le pubbliche amministrazioni, sistemi di efficienza mirati all’e-governance. Insomma un grande giro di affari potenziale, ma forse una società nata in troppo anticipo sui tempi e infatti ben presto oggetto di veloci cambi di mano.

La Webegg all’epoca è una società controllata al 69,8 per cento da I.T. Telecom Spa a sua volta controllata al 100 per cento da Telecom Italia. Poi, esattamente fra giugno e luglio 2004, I.T. Telecom Spa sottoscrive un contratto con un’altra azienda del settore in rapida ascesa, la Value Partners Spa, cui cede il pacchetto azionario detenuto in Webegg. Per ottenere la maggioranza di Webegg vengono sborsati 43 milioni di euro mentre il resto delle azioni, pari al 30,2 per cento, rimane nel portafoglio di un’altra azienda della galassia di società Telecom, la Finsiel. Tutto ciò viene riportato dalla stampa specializzata dell’epoca, come una delle operazioni di fusioni strategiche più importanti nel settore. Ma non ci si ferma qui. In seguito ad altre operazioni di fusioni e riassetti interni alla Value Partners, nasce Value Team, azienda leader nelle consulenze aziendali non solo in termini contenutistici ma anche della sicurezza digitale. Dopo questo vortice di fusioni e vendite il gruppo di dipendenti della Webegg che ruota attorno all’ormai ex amministratore delegato decide di dare vita al nuovo progetto della Casaleggio Associati. E portandosi dietro un pacchetto nutrito di rapporti, partnership e competenze. Quali?

Per capire di cosa stiamo parlando è necessario svelare prima chi sono le figure chiave della Casaleggio Associati oggi e della Webegg prima. Partendo da Enrico Sassoon, giornalista, dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole-24 Ore, già direttore responsabile di L’Impresa-Rivista Italiana di Management, della rivista Impresa Ambiente e del settimanale Mondo Economico. Da suo curriculum pubblico apprendiamo anche che «è stato direttore scientifico del gruppo Il Sole-24 Ore». Nel 1998 Sassoon è amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali delle corporation americane in Italia e il cui presidente è tuttora il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci. Proprio nel consiglio di amministrazione dell’American Chamber of Commerce in Italy si comprende quale sia uno dei fattori di successo nelle relazioni della Casaleggio Associati. Oltre a Paolucci compaiono nel 1998 altri personaggi di grande spessore. La lista pubblicata al momento della nomina di Sasson vedeva, fra gli altri: Gian Battista Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea Srl; Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia; Massimiliano Magrini, country manager Google Italia; Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato Ibm Italia Spa; Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset Spa; Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s; Massimo Ponzellini, presidente Impregilo Spa; Cristina Ravelli, country legal director The Walt Disney Co. Italia Spa; Dario Rinero, presidente e amministratore delegato Coca-Cola Hbc Italia Srl; Cesare Romiti, presidente onorario Rcs.

Oggi nell’American Chamber of Commerce in Italy troviamo altre figure di spicco come Gianluca Comin, dirigente Enel, e Giuseppe Cattaneo dell’Aspen Institute Italia, il prestigioso pensatoio, creatura di Gianni Letta, presieduto da Giulio Tremonti. E l’Aspen Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali, economisti, politici, scienziati e imprese. Nell’Aspen transita l’élite italiana, che faccia riferimento al centro-destra o al centro-sinistra. Con quali finalità? «L’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del paese attraverso un libero confronto tra idee e provenienze diverse per identificare e promuovere valori, conoscenze e interessi comuni», si legge nella mission dell’istituto. E in che modo? «Il “metodo Aspen” privilegia il confronto e il dibattito “a porte chiuse”, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva».

È Sassoon, quindi, l’uomo delle relazioni al massimo livello della Casaleggio Associati. Siede ai vertici di organizzazioni d’élite, ha relazioni, opportunità di accedere alle giuste informazioni. L’uomo, giustamente, del business. E che fa capire quanto il gruppo Casaleggio Associati non sia affatto un collettivo di nerd smanettoni, ma uno dei pensatoi più accreditati per quanto riguarda le potenzialità di mercato della Rete nel nostro paese.

Il teorico e inventore del gruppo è invece Gianroberto Casaleggio. «È stato dirigente», si legge sul suo curriculum, «di aziende ad alto indirizzo tecnologico», e la sua principale attività, oltre a curare personalmente l’oggetto mediatico Grillo (e Di Pietro, oggi) è quella della pubblicistica. E anche Casaleggio ha una storia «aziendale» di rilievo, parallela anche se meno convenzionale a quella di Sassoon. Inizia infatti a farsi notare non in un laboratorio di qualche campus, ma nell’Olivetti di Roberto Colaninno, e qualche anno dopo diventa amministratore delegato di Webegg, come abbiamo già detto suo trampolino di lancio in seguito come guru nostrano della rivoluzione della Rete. La Webegg ha origine da una joint-venture tra Olivetti e Finsiel (della Telecom), ma nel 2002 l’azienda di Ivrea cede il suo 50 per cento alla Telecom. Intanto Casaleggio ha dato vita a un’altra società, la Netikos, dove siede per alcuni mesi nel consiglio di amministrazione accanto a un figlio di Colaninno (Michele). Ma è un’avventura di breve durata, o forse solo il momento di transito per creare con i vecchi amici della Webegg qualcosa di totalmente nuovo. E infatti nel 2004 Gianroberto chiude baracca e burattini e va a fondare con altri dirigenti Webegg la Casaleggio Associati, attuale editore di Beppe Grillo. Tutto qua? Certo che no. La Casaleggio è molto di più, anche se apparentemente sembra avere un ruolo «periferico» nello sviluppo delle strategie di marketing sulla Rete.

Gianroberto scrive molto spesso sia sul sito del gruppo che su molti giornali di temi legati alla Rete. «L’organizzazione di Rete», si legge nel suo curriculum online, «i modelli di e-business e il web marketing sono tematiche che ha approfondito e applicato a società italiane negli ultimi otto anni, anche grazie a una relazione costante con i riferimenti mondiali del settore». Per lui la Rete è un’ossessione, più di un mezzo, più di un media. Ne è un teorico e uno dei guru delle nuove frontiere del marketing digitale e di cosa si possa fare attraverso i social network grazie a strategie di marketing «virale», forma di promozione non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio a un numero esponenziale di utenti.

Casaleggio ha capito in anticipo, almeno per quanto riguarda il mercato italiano, quali siano le potenzialità del web e dei social network. E individua una nuova figura di venditore propagandista in parte consapevole e in parte no: l’influencer. «Online il 90 per cento dei contenuti è creato dal 10 per cento degli utenti, queste persone sono gli influencer», scrive in un articolo Casaleggio, «quando si accede alla Rete per avere un’informazione, si accede a un’informazione che di solito è integrata dall’influencer o è creata direttamente dall’influencer. L’influencer è un asset aziendale, senza l’influencer non si può vendere, c’è una statistica molto interessante per le cosiddette mamme online, il 96 per cento di tutte le mamme online che effettuano un acquisto negli Stati Uniti, è influenzato dalle opinioni di altre mamme online che sono le mamme online influencer». Se andiamo ad analizzare il sistema di diffusione online del fenomeno Beppe Grillo è facile constatare quanto questa strategia sia efficace. E non solo per Grillo, visto che il numero dei clienti e delle partnership italiane e statunitensi vanno ben oltre alla promozione del comico genovese. Oltre quanto?

Nel 2004, a pochi mesi dalla sua nascita, la Casaleggio Associati annunciò pubblicamente attraverso le agenzie di stampa la nascita della partnership con Enamics, società statunitense leader in Business Technology Management (Btm). La Enamics ha una rete di relazioni aziendali impressionante sia dirette che indirette grazie anche a una rete di partnership consolidata e da più di 6 anni con due altre aziende del settore, la Future Considerations e la Ibm Tivoli. Spiccano, come si legge nel board sia di Enamics che dei sui partner, nomi come Pepsico, Northrop Grumman, US Department of Tresury (Dipartimento del Tesoro Usa), Bnp Paribas, American Financial Group e JP Morgan, banca d’affari del gruppo Rockefeller. E poi ancora: Coca Cola, Bp, Barclaycard, Addax Petroleum, Shell, Tesco, Kpmg Llp, Carbon Trust, Unido (United Nations Industrial Development Organisation), London Pension Fund Authority (Lfpa). Ecco quindi la rete di relazioni, teoriche e aziendali, della Casaleggio Associati con le aziende più quotate del settore negli Stati Uniti. Comunicazione, e-commerce, reti web, sicurezza. Gli stessi settori della Webegg prima e di Casaleggio e soci poi.

Sassoon e Casaleggio, sul rapporto dei due si gioca tutto il peso del progetto della Casaleggio Associati. Da un lato l’uomo delle relazioni «tradizionali» con il mondo della finanza e della politica italiana, dall’altro il super-esperto con reti di rapporti consolidate e partnership oltre oceano. Non si tratta quindi solo di sperimentare nuove forme di marketing, si tratta di una solida base di business. E questo la Casaleggio Associati fa.

Se qualcuno pensava ancora che la Casaleggio Associati fosse solo un gruppo di persone appassionate della comunicazione in Rete che si dedica al blog di Beppe Grillo (e a quello, ricordiamolo, di Antonio Di Pietro), dopo aver letto di questo vorticoso intreccio di partnership aziendali, clienti, collaborazioni, si dovrà ricredere. Qualche domanda se la stanno ponendo, per esempio, molti «grillini» della prima ora che nel corso degli ultimi anni hanno criticato alcune virate di Beppe Grillo, castigatore senza pietà dei costumi delle imprese italiane che lentamente (oltre all’ex padrone di Casaleggio, Telecom) sono uscite fuori dal mirino del neo-Savonarola (l’associazione non è nostra ma della stessa Casaleggio) ligure.

Ora Grillo parla quasi esclusivamente di politica e di politici. E dov’è finito il «messaggio» della prima ora, quello della lotta contro il «signoraggio monetario»? Se qualcuno sulla rete dei Meetup o nei commenti sul blog di Grillo pone l’interrogativo si vedrà cancellare o non pubblicare la propria opinione. E chi cura direttamente e capillarmente il blog di Grillo e la rete dei Meetup? Il fratello di Gianroberto Casaleggio, Davide. Dopo tutto le regole della «moderazione» sul web le detta chi mette in Rete una determinata piattaforma o sito. Funziona così ovunque, funziona così anche sul sito di Grillo. Certi argomenti, determinate domande non compaiono. Abbiamo fatto personalmente una prova, «postando» sul blog di Grillo determinati temi scomodi e il commento non veniva approvato. Compariva solo se si utilizzava un determinato termine spezzato dalla punteggiatura. Ma anche in questo caso il commento dopo poco spariva. Come su YouTube, dove video che criticano esplicitamete il rapporto fra Casaleggio e Grillo scompaiono con frequenza impressionante, così avviene per gli interventi nei Meetup più «popolati». Ma la Rete è più ampia di quanto la Casaleggio possa controllare e qualche Meetup riesce a sfuggire.

A fare i conti con il controllo sulla comunicazione collegata al fenomeno Grillo esercitato da Casaleggio è stato nel 2007 il blogger e giornalista Piero Ricca. Chiamato per moltiplicare le offerte sul sito e per attrarre nuovi utenti e nuovi «commentatori». Probabilmente ci si era resi conto che in quella fase il sito, per la parte degli interventi del pubblico, era «stagnante», che a commentare i post di grillo erano sempre gli stessi, anche se sempre tanti. Quindi la scelta cade su un blogger emergente, Ricca appunto. E che da accordi avrebbe dovuto essere pagato dalla Casaleggio Associati. Duecento euro a intervista forfettari spese incluse. Compenso che però, secondo Ricca, non gli viene corrisposto nei termini concordati all’inizio e Gianroberto Casaleggio ricontratterebbe la collaborazione chiedendogli di occuparsi della comunicazione di alcune aziende sanitarie. Ricca rifiuta. Da qui secondo Ricca il conflitto, e non si procede né sul piano economico né sulla ridefinizione del rapporto contenutistico della collaborazione e la situazione precipita. «A questo punto interpello direttamente Beppe Grillo – racconta Ricca – (…) Lui è informato della decisione di Gianroberto Casaleggio. (…) Osserva che “negli aspetti manageriali” del blog lui non entra. Ritiene però, fidandosi del gestore, che la difficoltà non sia di natura economica. Forse il problema – dice – è «l’eccessiva aggressività» di qualche intervista. (…) Poi si gira verso di me ed esprime un disagio: “Ti vedo sospettoso, non essere sospettoso”». E Ricca scompare dal blog di Grillo. Solo per un contenzioso relativo ai 200 euro spese incluse pattuiti per ciascuna intervista? Secondo Gianroberto Casaleggio, a quanto risulterebbe dalle dichiarazioni rilasciate sul blog di Grillo e su vari Meetup, sì. Fine della storia. Abbiamo fatto richiesta di spiegazioni via mail e non abbiamo ottenuto risposta.

Qualcosa intanto si sarebbe incrinato negli ultimi tempi anche nel rapporto che la Casaleggio Associati ha instaurato con Antonio Di Pietro e l’Idv. Delle crepe si erano manifestate già nel corso della campagna elettorale dell’anno scorso. Alcuni candidati «di peso» come Luigi De Magistris avevano gentilmente rifiutato di affidarsi al modello Casaleggio preferendo fare da sé. La ragione era molto semplice. Il modello offerto dalla Casaleggio Associati è estremamente centralizzato. A scatola chiusa. Per lavorare con loro, per usufruire dei loro servizi, è necessario affidarsi totalmente alla loro organizzazione. E questo, inevitabilmente, può entrare in contrasto con le logiche della politica. Un contrasto, segnalano in molti dell’entourage di Tonino Di Pietro, che in queste ultime settimane starebbe portando a una rottura. Bocche cucite, ufficialmente, sia sul fronte politico che su quello aziendale, ma ormai in molti si attendono da un momento all’altro l’annuncio del divorzio.

Ritorniamo però alle strategie di marketing (politico e no) della Casaleggio Associati, e agli influencer e all’importanza che viene loro data, e non solo da questa società italiana. Si legge sul sito web della Microsoft: «Uno studio della società statunitense Rubicon Consulting ha tracciato il profilo degli influencer, la loro diffusione e le modalità di comunicazione e di propagazione dei loro messaggi. Le comunità online, gli spazi dove agiscono gli influencer, non sono tutte uguali, ognuna ha peculiarità proprie». Non si capisce se questo brano l’abbia scritto Gianroberto Casaleggio stesso o se a questo testo del gigante statunitense si sia rifatto. E poi l’articolo della Microsoft prosegue: «Le comunità online originate dalle connessioni, come Facebook, sono le più frequentate (25 per cento degli utenti) e le più importanti per i giovani sotto i 20 anni, seguono, con circa il 20 per cento, quelle con attività in comune e condivisione di interessi. La maggior parte degli utenti delle comunità ha un’età tra i 20 e i 40 anni. In questo contesto operano gli influencer». Ecco fatto il ritratto del militante «grillino» tipo. E chi sono gli influencer di Grillo, dove si muovono, dove agiscono? All’inizio sulla rete di Meetup, la piattaforma a pagamento statunitense molto pubblicizzata dalla Casaleggio Associati e dai loro partner statunitensi è praticamente obbligatoria per chi voglia aderire alla rete degli amici di Grillo. Poi su YouTube e Facebook. È qui che si è creata la fortuna del messaggio di Grillo, nell’uso controllato capillarmente dalla Casaleggio Associati di questi mezzi.

E come si inseriscono le componenti individuate da Casaleggio prima e da Microsoft poi (o viceversa?) nella strategia che il gruppo starebbe sperimentando? E quali sono i contenuti e le strategie di un gruppo che non fa mistero di avere un’idea ben precisa di cosa siano e cosa dovrebbero essere la democrazia e la politica? Ci sono due video illuminanti di quale sia l’ideologia che muove Gianroberto Casaleggio e i suoi soci. Il primo, del 2007, attualmente scomparso dal sito aziendale ma ancora rintracciabile sul web, si rivolge all’informazione. Il titolo è inequivocabile: Prometeus – La Rivoluzione dei media. E vediamo il contenuto. «L’Uomo è Dio, è ovunque, è chiunque, conosce ogni cosa. Questo è il nuovo mondo di Prometeus. Tutto è iniziato con la Rivoluzione dei media con internet alla fine del secolo scorso… la Rete include e unifica tutto il contenuto: Google compra Microsoft, Amazon compra Yahoo! diventando così i leader mondiali dell’informazione assieme a Bbc, Cnn e Cctv… La pubblicità è scelta dai creatori di contenuti, dagli stessi autori e diventa informazione, confronto, esperienza. Nel 2020 Lawrence Lessing, l’autore di Cultura Libera diventa ministro della Giustizia degli Stati Uniti e dichiara il copyright illegale. Dispositivi che replicano i cinque sensi sono ormai disponibili nei mondi virtuali. La realtà può essere replicata in Second Life. (…) Nel 2022 Google lancia Prometeus l’interfaccia standard degli Agav. Amazon crea Place, un’azienda che replica la realtà. Puoi andare su Marte, alla battaglia di Waterloo, al SuperBowl di persona. È reale! (…) Nel 2027 Second Life si evolve in Spirit. La vendita di memoria diventa una normale attività commerciale. Nel 2050 Prometeus compra Place e Spirit. La vita è virtuale è il mercato più grande del Pianeta. Prometeus finanzia tutte le missioni spaziali alla ricerca di nuovi mondi per i propri clienti, gli avatar terrestri». No, non è il sequel di Nirvana di Gabriele Salvatores e meno che mai la sceneggiatura di Atto di forza con Arnold Schwarzenegger. Questo è, secondo Casaleggio Associati, un video di «scenario» inserito come messaggio di identità aziendale.

Il secondo video invece parla di politica. Si intitola Gaia, il futuro della politica ed è tuttora ben visibile sulla homepage del sito aziendale. Al contrario del precedente, in inglese ma sottotitolato in italiano, questo è disponibile in inglese e spagnolo. Immagini e plot simili. Si inizia con un pastone che racconta per brevi linee i progressi della comunicazione politica nella storia, accostando con qualche azzardo Savonarola, Gengis Khan, Obama, Beppe Grillo, Hitler, Mussolini, Bill Clinton (ovviamente sulla strategie di innovazione della propaganda più che della comunicazione) e poi, come nel video precedente, si lancia in previsioni future, in cui Google, ancora una volta, diventa il centro della rinascita della democrazia diretta fino a quando, dopo una terza guerra mondiale, la popolazione della Terra si riduce a solo un miliardo di abitanti e alla fine, grazie ovviamente alla Rete, nasce Gaia, il nuovo governo mondiale. E poi: «Ogni essere umano può diventare presidente e controllare il governo attraverso la Rete. In Gaia i partiti, la politica, le ideologie e le religioni scompaiono». Non temete, nel 2054, non prima.

(30 settembre 2010)



“Il movimento 5 Stelle? Soffocato da Grillo e dalla Casaleggio”


Caro Grillo, non sono tutti eguali


di Alessandro Gilioli, da L'Espresso

Serenetta Monti (nella foto in alto con Grillo) per chi ha seguito un po’ l’evoluzione del movimento fondato da Beppe Grillo, non è una qualsiasi. E’ stata attiva nei meet-up a Roma fin dall’inizio, lavorando e distinguendosi fino a diventare la candidata sindaco della capitale, scelta attraverso le primarie, nel 2008. Nelle urne ha poi preso 44 mila e passa voti, pari al 2,7 per cento, superando vecchi lupi della politica come il centrista Mario Baccini e sfiorando l’ingresso in consiglio comunale.

Questo, tre anni fa.

Poi Serenetta Monti è tornata al suo lavoro (si occupa di beni culturali in un’azienda controllata dal comune) ma ha continuato a fare politica di base. E’ in una di queste occasioni – non mi ricordo se a un dibattito o a un sit in – che ci siamo conosciuti di persona e abbiamo iniziato a confrontarci su tante cose, dalle battaglie comuni per la libertà della rete alla questione Grillo. Lei si ricordava tra l’altro di un mio post non tenerissimo nei suoi confronti, ma questo non ci è stato d’ostacolo nel ritrovarci on line e off line.

Nel 2010 Serenetta si è quindi presentata come indipendente nelle liste dell’Idv alle regionali del Lazio (in quell’occasione, tra l’altro, non c’era una lista vicina a Grillo).

Qualche giorno fa Serenetta mi ha telefonato. Lei conosce bene la mia posizione tanto critica verso il personaggio Grillo quanto aperta e curiosa verso le battaglie del suo movimento. Mi ha chiesto di fare una chiacchierata in merito. E così abbiamo parlato a lungo al tavolino di un bar alla Garbatella.

Questo è quello che ne è uscito e che pubblico mettendomi in anticipo maschera e boccaglio per quanti riterranno di proferire insulti vuoi all’intervistata vuoi all’intervistatore.

Serenetta, ho perso un po’ il filo, tu sei ancora con Grillo? L’ultima volta che ne abbiamo parlato, nel settembre scorso, eri fresca reduce dalla ‘Woodstook’ di Cesena…
«In realtà nel novembre del 2008 ho iniziato ad allontanarmi e non per motivi da poco. C’era ormai un clima molto particolare, anche all’interno del movimento non sono mancati gli attacchi, il mio buon risultato elettorale non era andato giù a qualcuno. Era stata una sorpresa, quel 2,7 per cento, anche per me. Tra l’altro avevamo fatto una campagna molto basica, porta a porta, volantini, una presenza di Beppe molto più ridotta rispetto a quello che è successo alle ultime amministrative con il M5S. Poi la situazione è cambiata».

In che senso?
«Il movimento vicino a Beppe Grillo qui a Roma è entrato in una stasi che è sotto gli occhi di tutti anche adesso. Sul territorio non fa campagne da tempo, a parte l’ultima per i referendum. Disoccupazione, precariato, casa, bilancio comunale: tutti questi temi sono stati abbandonati. Non si è riusciti nemmeno a fare una lista per le regionali, l’anno scorso. E su quattro consiglieri municipali eletti nel 2008 tre hanno lasciato il movimento. Ne è rimasto uno solo, ma lavora con mille difficoltà, non è supportato da nessuno».

Ma a parte le questioni locali, ci sono altri motivi per cui ti sei allontanata?
«Io penso che la presenza di Grillo sul movimento sia troppo vincolante. E lo dimostra il fatto che non ci sia un sito vero del Movimento 5 Stelle, tutto passa attraverso il blog di Beppe e soprattutto la Casaleggio, che è la struttura fisica sia del blog sia del Movimento. E’ Casaleggio, ad esempio che per le amministrative ha organizzato i tour di Grillo nelle varie città, con tutto il rispetto per i ragazzi che si sono sbattuti localmente».

Quindi?
«Quella di Grillo e della Casaleggio – che fa il suo blog – è una presenza troppo ingombrante. La famosa frase su Pisapia-Pisapippa ne è un esempio. Ha disorientato tutti, è una di quelle leggerezze che non ci si possono permettere».

Ma nel movimento ci sono alcuni (o tanti) che la pensano come te?
«All’interno del movimento ci sono tre tipi di persone. C’è una parte che vede comunque in Grillo un personaggio che con la sua notorietà consente di portare avanti delle battaglie civili e politiche; ci sono altri che invece vorrebbero che Grillo si facesse da parte già adesso; e ci sono infine persone che si sono attaccate al carro di Grillo per cercare di guadagnare una posizione di privilegio».

E che percentuali, che forze hanno nel movimento queste componenti?
«Quelli che vorrebbero chiedere a Grillo di lasciare ormai sono una buona percentuale, una presenza importante. Quel che è successo in Veneto – con la lista di proscrizione dei candidati – non è stato un fatto da poco».

Che cosa è successo in Veneto?
«Che l’anno scorso, prima delle regionali, è arrivato un ordine di allontanare persone che avevano versato il sangue per questo movimento, solo per imporre il candidato dall’alto».

A proposito, ma la questione dello statuto che non c’è (insomma c’è una cosa chiamata non-statuto che di fatto non prevede regole democratiche) è una questione che viene discussa nel movimento?
«Il non-statuto in teoria dovrebbe garantire il fatto che il movimento è una continua creazione dal basso, in realtà l’asssenza di regole crea risultati differenziati e non sempre positivi. Si produce ad esempio la stasi di cui ti parlavo qui a Roma, ma anche il fatto che le primarie a volte si fanno e a volte no. Ma soprattutto, in questa assenza di regole alla fine tutti i ragazzi si sentono vincolati alle dichiarazioni di Beppe e del suo blog. E gli imbarazzi non mancano. Basta un’affermazione di Grillo per mandare in frantumi il lavoro di mesi di centinaia di ragazzi».

Ad esempio, quando si mette a litigare con altre voci della coscienza civile e dell’opposizione italiana, da Saviano a De Magistris, fino a Sonia Alfano?
«Sì, l’isolamento in cui si è rinchiuso Grillo è un’altra questione calda. Ed è un limite enorme il fatto che lui non scenda mai al confronto con nessuno, specie con il resto della politica».

Ma quando dici che molte decisioni vengono prese ‘dall’alto’ esattamente cosa intendi? Grillo fa tutto da solo o ha un ‘inner circle’ di collaboratori con cui prende le decisioni?
«Attorno a lui c’è solo lo staff della Casaleggio. Anche noi candidati sindaci alla fine dovevamo rapportarci o direttamente con lui o con loro. E non sono mancati gli attriti».

Ma secondo te che cosa dovrebbe fare Grillo per il bene del movimento che ha fondato?
«Dovrebbe dire ‘grazie ragazzi, arrivederci, adesso il movimento è vostro, è di chi porta avanti le battaglie’».

E lo farà mai secondo te?
«Lo farà quando la Casaleggio gli dirà che è ora di farlo».

Ma perché, Grillo prende ordini dalla Casaleggio?
«Temo di sì».

E tu che cosa pensi oggi di Grillo?
«Io ho sempre un sentimento di gratitudine nei suoi confronti. Mi ha aperto la strada, mi ha aperto gli occhi, senza di lui non avrei trovato tante informazioni in rete, senza i meet-up non avrei conosciuto un modo diverso di fare politica. Proprio quel modo di fare politica per cui oggi posso dire che dovrebbe fare un regalo al movimento staccandosi dalla Casaleggio e lasciando che il movimento cammini con le sue gambe».

(20 giugno 2011)

giovedì 23 giugno 2011

L' Europa brucia




– La rivoluzione in Europa: non pagare

di Giorgio Cremaschi, da Liberazione 23 giugno 2011

Perché i lavoratori, i cittadini, il popolo greco dovrebbero impiccarsi alla corda degli strozzini di tutta Europa? Perché la Grecia dovrebbe rinunciare a stato sociale, diritti, regole, sicurezza; vendere all’incanto i propri beni comuni, a partire proprio dall’acqua, per far quadrare i conti delle grandi banche europee e americane? Questa è la domanda di fondo che si pone oggi in quel paese e, a breve, in tutta Europa.

Si dice che i debiti devono essere sempre pagati, e così quello pubblico della Grecia. Tuttavia quando due anni e mezzo fa le principali banche occidentali rischiavano il fallimento, i governi stanziarono da 3.000 a 5.000 miliardi di euro, secondo le diverse stime, per salvare le banche private ed i loro profitti. Oggi si nega alla Grecia da un trentesimo a un cinquantesimo di quella cifra, se non vende tutto, comprese le sue belle isole come sostengono alcuni quotidiani economici tedeschi.

I banchieri e i grandi manager occidentali hanno visto, grazie al colossale intervento pubblico, aumentare del 36% in un anno i propri già lauti guadagni, mentre il reddito medio dei lavoratori greci è calato del 25%. Questa è la realtà su cui sproloquiano gli innamorati dell’Europa delle banche e del rigore. Quei falsi profeti che con l’euro sono riusciti nella magica operazione di svalutare tutte le retribuzioni dei lavoratori europei e di rivalutare tutti i profitti dei loro padroni.

Sì, certo, nelle buone intenzioni l’euro doveva servire ad unificare l’Europa. Nella pratica concreta dei patti di stabilità, di Maastricht, delle politiche liberiste dei governi – di tutti i governi di destra e di sinistra – ha però in realtà distrutto l’unità sociale e persino quella democratica del Continente.

Oggi i governi eletti dai cittadini non decidono nulla sull’economia. Sono i tiranni di Francoforte e di Bruxelles che decretano quello che si deve o non si deve fare. Questo è a tal punto vero che il Belgio sta sperimentando l’assenza di un governo democratico da quasi due anni. Ormai quel paese è direttamente amministrato dai commessi, dai funzionari, dai manager dei poteri europei.

Abbiamo già scritto che questa Europa fa schifo. Essa è in grado di fare la guerra in Libia, e su questo ha solo torto il Presidente della Repubblica a voler andare avanti, ma non di varare una politica sociale comune, né per i migranti né per i suoi più antichi cittadini. La più importante conquista civile e democratica dopo la sconfitta del fascismo, il patrimonio che l’Europa oggi potrebbe consegnare all’umanità – lo stato sociale, i diritti di cittadinanza, la partecipazione democratica – viene sacrificato sull’altare delle banche e della finanza.

Questa Europa va rovesciata. Non in nome delle piccole patrie razziste e xenofobe, delle ridicole padanie capaci solo di rivendicare targhette per i ministeri e spietatezza con i poveri, soprattutto se vengono da fuori. L’Italia ha cominciato a liberarsi di Berlusconi e di Bossi, ed è forse più avanti nel capire che non è il populismo razzista l’alternativa al potere liberista europeo, anzi, è semplicemente la faccia più sporca di quella stessa medaglia. L’Italia ha cominciato a liberarsi, ma questa liberazione sarà vera quando verrà rovesciato il potere degli usurai che in tutta Europa stanno imponendo il massacro sociale, con il ricatto del mercato selvaggio e della globalizzazione.

Occorre una rivoluzione democratica e sociale dei popoli europei che rovesci l’Europa delle banche, della finanza, dei ricchi. Bisogna non pagare questo debito e far invece cadere, finalmente, i costi della crisi su chi l’ha provocata. Il piccolo popolo islandese ha già votato in un referendum il mandato ai propri governi di non pagare il debito per salvare la speculazione mondiale. Questo chiedono gli indignados spagnoli, così come i cittadini greci davanti al loro parlamento totalmente esautorato di ogni reale potere. Dalla Grecia, che ha inventato la parola democrazia, deve partire la riscossa democratica di tutti i popoli d’Europa.

Giorgio Cremaschi – da Liberazione


(22 giugno 2011)

Cloaca di regime



Il golpe è servito. P4, se il Regime si fa Cloaca

di Paolo Flores d'Arcais, da il Fatto quotidiano, 23 giugno 2011

C’era una volta la “Casta”, ma era tanto tempo fa, ed era solo la “donna dello schermo”. Dietro cui operava il vero “doppio Stato” che col regime di Berlusconi ha potuto scatenarsi senza più freni nella saturazione di tutte le arterie e i gangli vitali del potere. Il “caso Bisignani” rende evidente e irrefutabile questa “Cloaca”, e il coro quasi unanime, troppo unanime, dei “minimalisti” che negano l’esistenza di reati e ne fanno una questione di mero cattivo gusto (“Il Foglio” di Giuliano Ferrara, ex a libro paga Cia, prova a buttarla in burletta: Bisignani, uno che raccomandava Edwige Fenech…) sottolinea solo la straordinaria pericolosità del sovvertimento antidemocratico in atto.

La formula della “Cloaca” è la progressione aritmetica: P2, P3, P4 … Pn, che non è stata fermata proprio perché settori troppo ampi di politica, finanza, economia, e anche magistratura (oltre che giornalismo), si sono fatti nei decenni trascorsi “zona grigia” rispetto alla metamorfosi dell’establishment in associazione a delinquere. L’inchiesta P3 ha evidenziato il tentativo del regime di appropriarsi della magistratura, ma il Csm è restato inerte, e Cosimo Maria Ferri, che compare nelle intercettazioni di tre inchieste (Calciopoli, Agcom/Berlusconi, P3), è stato trionfalmente eletto segretario di Magistratura indipendente. Gli anticorpi latitano.

La legge 17/1982 contro le associazioni segrete prevedeva (prevede!) fino a cinque anni di carcere per i promotori di “attività diretta ad interferire …”, ma la tessera 1816 è alla testa del regime, e la tessera 2232 è il suo capogruppo alla Camera, e l’opposizione ci ha invitato per anni a “non demonizzare”, e il programma di Gelli è stato realizzato punto per punto, e i pregiudicati di Tangentopoli sono stati installati in tutte le stanze di tutti i bottoni, la falsa testimonianza è stata di fatto depenalizzata (il falso in bilancio anche), mentre andava potenziata introducendo l’“ostruzione di giustizia” con pene americane.

Ormai è improcrastinabile l’azione congiunta e “giustizialista” di tutta l’Italia pulita nella sesta fatica di Ercole, l’epurazione delle stalle. Epurazione, sì. Serviva e serve, più che mai, una vera e propria rivoluzione della legalità repubblicana, di fronte all’assuefazione per nomine cruciali, all’Eni, alla Rai, ai Servizi, ovunque vi sia potere, che avvengono in forma alla lettera ob-scena (fuori scena), in spregio e distruzione della Costituzione. Il golpe è già servito, in guanti bianchi. Chi continua a minimizzare si fa complice

mercoledì 22 giugno 2011

Le Bucoliche. Ovvero come imparare da un collettivo femminista di pennute.








Fra le tante cose che non avrei mai immaginato, mi accade di essere impegnata in un inedito collettivo femminista di galline. Un buon numero delle mie amiche pennute è infatti impegnato con i pulcini neonati e le quattro galline libere sono preda di due galli assatanati, che ne vorrebbero almeno quattro per ciascuno. Le han così ridotte al lumicino ed i loro assalti plurimi quotidiani scatenano la veterofemminista che è in me, inducendomi spesso a voler rompere l'indugio animalista e cucinarmene uno per vendetta. Non l'ho ancora rotto quell'indugio, dare la morte ad un mio animale sarebbe insopportabile. Ma osservando che la strategia della gallina più scaltra ed adulta era ormai quella di starsene in alto sulla staccionata davanti alla cucina per sgabbolare gli assalti del gallo, mi sono coalizzata con le mie povere pennute e metto loro il mangiare in alto sulla staccionata, così riescono ad evitare gli assalti dei galli nel momento in cui mangiano e sono più esposte. Inseguo poi i galli quando li trovo aggressivi e difendo quando riesco le gallinelle dai loro assalti privi di alcuna grazia. Seguire la vita di questi pennuti ti fa capire perchè il maschio più deteriore viene apostrofato come "gallo": corteggiamento zero, violenza ed atto sessuale da prevaricazione totale, acchiappando la femmina barbaramente dalla cresta fra immani strilli per le penne rotte. Chi si vorrebbe mai accoppiare con siffatto partner? Mi vengono allora in mente i milioni di donne che nel mondo subiscono -da sempre e senza gioia alcuna- i rapporti sessuali con i loro mariti e compagni della categoria di quelli incapaci di amare e capire il corpo femminile,di far godere una femmina tutti concentrati solo sul loro piacere di natura direi idraulica e su quel coso così poco attrattivo che pende in mezzo alle di loro gambe. E penso allora che dovrebbero tutte fare come le mie astute gallinelle: trovarsi una bella staccionata dove mangiare e divertirsi allegramente, magari guardandosi intorno da lassù per trovare qualche bel soggetto giovane e più adatto alla bisogna.