venerdì 15 luglio 2011

Serva Italia!



Il falso testamento: muore il Paese e il parlamento tace per legiferare sull’angoscia del fine vita della gente qualsiasi

14-07-2011 di Raniero La Valle

È un pessimo segno dei tempi il fatto che il Parlamento, non potendo occuparsi del bene del Paese rimasto in poche sporchissime mani, si sia incattivito nell’impresa di dettare norme su come morire. Costituzionalmente disabile, per come è stato eletto, a provvedere alla vita, si dedica alla morte. Il Parlamento lo fa non solo dettando per legge i termini della “morte naturale”, ma intromettendosi in quella sfera personalissima che una volta era il cosiddetto testamento spirituale, nel quale ciascuno pensava se stesso nel momento futuro della morte, per vedere quale fosse l’ultima parola da lasciare ai vivi.

Di questa parola il legislatore si appropria, del testamento fa carte false, o anche carta straccia; si chiama testamento biologico, ma in realtà è l’atto di fede in cui una persona dice come crede nella vita: se crede che la vita non stia tutta nella vita fisica, sicché se si lascia questa non è la vita intera che si lascia; se crede alla distinzione tra nuda vita, vegetale o animale che sia, e una vita rivestita dell’umano, e magari umanizzata dallo spirito divino; oppure crede che senza ventilazione non c’è nessuna vita.

È triste e pericolosa una società nella quale si sente il bisogno di fare una legge sulla morte, soprattutto per proibire una buona morte, che in greco si dice eutanasia. Vuol dire che siamo arrivati a un grado di tale sospetto reciproco, di tale sfiducia nei parenti, nei medici, negli infermieri, nei giudici come se tutti fossero lì pronti a toglierci la vita, che c’è bisogno di una legge, di una ferrea norma penale per vietarglielo. Una volta, quando si moriva in casa, e quando le macchine non intercettavano quello che si chiamava “il ritorno alla casa del Padre”, ciò sarebbe stato inconcepibile.

Ma ora abbiamo a che fare con un legislatore che pretende di estendere il suo controllo su tutte le pieghe della realtà, e con una maggioranza parlamentare che ha patito come uno scacco, come un’intollerabile usurpazione il fatto che la povera Eluana Englaro morisse un attimo prima che un suo sovrano decreto glielo impedisse. Vuole una rivincita su tutte le Eluana Englaro del futuro.

La Chiesa farebbe bene a non mettercisi in mezzo. Per molte ragioni. La più mondana è che se la Chiesa detta alla politica l’agenda etica, una politica cattolica, fatta o ispirata dai cattolici, non è più possibile: è possibile solo una politica ecclesiastica eseguita magari da miscredenti e corrotti per tutt’altri motivi. Fino a quando la Chiesa dei vertici si assume la titolarità delle scelte politiche che giudica per lei rilevanti, la Chiesa della base, cioè i fedeli laici non possono farci niente, ed è inutile auspicare una nuova generazione di politici cattolici e magari proporre ad attempati pionieri di una nuova DC un codice della Segreteria di Stato arcaicamente chiamandolo codice di Camaldoli.

La ragione più ecclesiale è che il declino della Chiesa in Italia, dopo gli anni del Concilio, è cominciato quando essa si è tutta concentrata ed esaurita nella lotta contro il divorzio, e poi in quella dell’aborto, e poi, sempre più polarizzandosi, in quella per la vita “dal concepimento alla morte naturale”; ciò comportava una riduzione del cristianesimo a una sorta di Autorità di garanzia della vita fisica (purché “innocente”) e un invilupparsi del movimento cristiano nei movimenti per la vita. Di conseguenza doveva venirne l’arretramento del suo progetto religioso in progetto culturale.

La ragione più spirituale è che nella riduzione della fede ad etica, cioè a casistica dei comportamenti ammissibili, si perde l’essenziale del messaggio di salvezza. La religione dei precetti c’era già, erano tanti, ed era il giudaismo. Se c’era da aggiungerne di nuovi, a ogni cambiamento di culture e di tecniche, non c’era bisogno che partorisse Maria. La novità del cristianesimo sta nell’aver portato l’etica, la norma dell’agire, dal dominio della verità al dominio dell’amore, dal regno dell’obbedienza al regno della libertà. Ogni volta la Chiesa fa fatica ad essere la Chiesa di quel messaggio lì: è più semplice affermare una verità, dichiararla oggettiva (intemporale universale e astorica) ed esigere comportamenti conseguenti.

L’ultima volta fu quando nella “Pacem in terris” Giovanni XXIII voleva dire agli uomini che se volevano la pace, dovevano farsi guidare (ducibus) dalla verità, dalla libertà, dalla giustizia e dall’amore. I censori gli obiettarono che non si poteva mettere sullo stesso piano la verità e la libertà, perché il magistero dei recenti pontefici aveva stabilito una gerarchia, era la verità che doveva decidere di tutto, la libertà era vigilata, doveva passare all’esame di chi deteneva la verità. Non parliamo poi dell’amore. Papa Giovanni lasciò quelle parole come stavano. La dignità dell’uomo stava nel poter cercare liberamente la verità, l’etica stava nel farsi discepoli dell’amore di Dio.

giovedì 14 luglio 2011

La copertina dell'Economist ancora dedicata all'Italia



Sul filo del rasoio La crisi italiana sull'Economist

La crisi dell’euro che si sposta all’Italia porta la moneta unica stessa «sul filo del rasoio». La copertina del settimanale "The Economist" (non quella qui sopra però) mostra il profilo del Belpaese sormontato dalla divisa europea e descrive «la nuova pericolosa fase» della crisi che rende «la stessa moneta unica ora a rischio».

Il settimanale descrive i fatti dell’ultima settimana dell’attacco ai mercati all’Italia e punta ancora una volta il dito contro la politica italiana citando anche la «discussione nella quale il presidente del consiglio Berlusconi ha scagliato insulti da strada contro il ministro dell’economia Giulio Tremonti sul nuovo piano di austerità». «Se si aggiungono i timori sul debole tasso di crescita dell’economia italiana, gli investitori sono comprensibilmente preoccupati per l’abilità del governo italiano di mantenere il suo enorme debito».

Il settimanale sottolinea comunque i punti di forza dell’economia italiana a partire dall’avanzo primario, le banche e l’alto tasso di risparmio. Tuttavia se l’Italia dovesse «pagare a lungo alti tassi di interesse» sui titoli di Stato, «il suo debito entrerà in una spirale incontrollata» e le prospettive del paese sono colpite «dalle contraddizioni e incertezze a Bruxelles, Francoforte e Berlino» di Unione Europea, Bce e Germania nella gestione della crisi della Grecia.

Lorsignori sempre col culo al caldo



Manovra, taglio alle agevolazioni fiscali
Colpite famiglie, asili e istruzione



La manovra arriva a Palazzo Madama per il primo passaggio alle Camere. La commissione bilancio del Senato ha lavorato fino alle tre di questa notte per terminare il lavoro sugli emendamenti e stamani il relatore ha illustrato le variazioni che saranno introdotte. Ma poi è tornata a riunirsi e i lavori sono stati rinviati. La seduta è ripresa con l’intervento di Giulio Tremonti solo alle 13. “Senza pareggio – ha detto il titolare di via XX Settembre – il nostro paese sarà divorato dal debito”. Mentre il leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, criticava pesantemente il testo della manovra: “E’ inaccettabile che sui costi della politica si sia deciso di non fare niente”, il parlamento “deve dare senso che l’Italia è un Paese”, ha detto. E ancora: “Siamo d’accordo sul fatto che i saldi andavano aumentati, ma da quello che si capisce l’aumento dei saldi è fatto tutto sotto forma di aumento delle tasse sostanzialmente”.

Di fatto, dopo aver reintrodotto il ticket sanitario già dal prossimo lunedì, si scopre che tra le correzioni apportate c’è anche il taglio lineare immediato a tutte le agevolazioni fiscali, comprese quelle relative alla famiglia. Entro oggi il provvedimento sarà approvato al Senato, dove il governo ha posto la fiducia.

Dalle detrazioni per i figli a carico ai bonus per la ristrutturazione della casa, dalle tasse a forfait per le imprese start-up alla tassa sostitutiva sugli straordinari, dalle spese per la sanità ai redditi da lavoro dipendente, agli asili, agli studenti universitari. Sarà indistinto il taglio alle agevolazioni fiscali per reperire le risorse per la riforma fiscale e riguarderà le circa 480 voci attualmente previste che valgono 160 miliardi di euro. Il taglio sarà lineare: del 5% nel 2013 e del 20% a partire dal 2014 anche se – ha spiegato il relatore Gilberto Pichetto Fratin “il governo con successivi decreti potrà decidere di escludere alcune categorie”.

Il tavolo tecnico che sta lavorando alle misure, comunque, non ha ancora terminato il lavoro di “classificazione” per incasellare le numerose agevolazioni in 11 diverse categorie.

La giungla degli sconti potrebbe arrivare complessivamente a 480, aggiungendo anche alcune novità come la cedolare sugli affitti. Dal check-up eseguito sulle imposte statali e locali se ne annoverano 476. Si va dalla nuovissima cedolare secca sugli affitti alla detrazione alle agevolazioni sulle operazioni di fusione delle società, dallo sconto dell’imposta di registro per l’acquisto della prima casa alla fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno.

Ci sono le classiche detrazioni per i familiari a carico ma anche i bonus per le spese di istruzione, dai bonus per le spese sanitarie a quelle per l’asilo nido. Una pletora di voci che però spesso non fa una vera differenza nei bilanci delle famiglie. Potrebbe passare dall’accorpamento e dallo sfoltimento di alcune delle voci in dichiarazione la via per cominciare a ipotizzare misure vicine al cosiddetto quoziente familiare.

Dalle misure finalizzate a interventi di welfare a quelle che hanno l’obiettivo di favorire l’emersione, dalle misure volte alla semplificazione del sistema a quelle che evitano doppie imposizioni, sono al momento undici i possibili criteri di classificazione degli sconti individuati dall’apposito tavolo sulla riforma fiscale.

Inoltre, dalla presentazione del relatore, è aumentato anche il valore della manovra sugli anni 2013 e 2014 a oltre 70 miliardi di euro, compresa la delega fiscale. A regime la manovra vale nel 2014 47 miliardi. L’intervento sul 2013 è di 17 miliardi a cui vanno aggiunti, per effetto delle modifiche, altri 6 miliardi. L’impatto sul 2014 è di 25 miliardi a cui si sommano altri 22 miliardi dopo i correttivi.

Serva Italia!

Biotestamento, il più cattolico alzi la mano

Non bastava la strumentalizzazione politica del voto in aula sul biotestamento, trasformata in una rissa pro e contro l’eutanasia. Ieri, giorno successivo al licenziamento del provvedimento, il Pdl ha convocato una conferenza stampa presieduta dal neo segretario, Angelino Alfano, per mettere il cappello sulla legge. Il ministro della Giustizia, evidentemente desideroso di accreditarsi come il leader dei cattolici – dopo i contatti del Vaticano con vari esponenti politici avvenuti nei giorni scorsi – ha ripetuto a favore di telecamera il pensiero (noto) del suo partito.

Quest’iniziativa, oltre a far infuriare i giornalisti ai quali non sono state concesse domande, ha agitato i parlamentari dell’Udc che sono corsi ai ripari convocando una conferenza stampa all’ultimo minuto, poco prima di quella di Alfano, per rivendicare la paternità della legge (che impedirà ai cittadini italiani di avere l’ultima parola sulla morte). Sempre a favore di telecamera. E magari anche di radio Vaticana.

Il Fatto Quotidiano, 14 luglio 2011

Nichi Vendola: la sinistra italiana




Austerity economics? That’s dead wrong for us.

Vi proponiamo un editoriale, a firma di Nichi, pubblicato sul quotidiano inglese The Guardian di oggi, sulla crisi economica, sulla manovra finanziaria del Governo e sugli investimenti e le politiche di sviluppo necessarie per il nostro Paese e per l’Europa intera.


Debito italiano: l’economia dell’austerità? È completamente sbagliato per noi.

Come osservato ironicamente da Paul Krugman, molti politici ascoltano gli economisti ossessionati dall’austerità semplicemente perché quegli economisti sono “Gente molto seria”.

E tutto a un tratto, queste persone stanno seriamente costringendo l’Italia a buttarsi dalla stessa scogliera da cui si è buttata la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo. Far passare il pacchetto di austerità proposto dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal Ministro dell’economia Giulio Tremonti, si dice, o l’Italia è condannata.

Quest’idea comporta due problemi. Il primo è italiano: le soluzioni del nostro governo sono prive di prospettiva e di credibilità. L’Italia non sopravvivrà a questa crisi ascoltando le stesse persone che l’hanno provocata, in particolare quando queste persone chiedono alla classe media e ai poveri di pagare il conto per i loro fallimenti.

Il secondo problema è europeo. Invece di creare soluzioni adatte per l’economia di ogni nazione, i governi hanno ora la fissazione ossessiva di impiegare un maggiore controllo dei deficit di bilancio per soddisfare il patto europeo di stabilità. La politica economica è diventata un esercizio di puro dogma, privo di qualsiasi reale dibattito su come far funzionare l’Euro o promuovere la crescita sostenibile.

È veramente serio… è veramente sbagliato. Nel 2008, questo dogma ha detto agli irlandesi di salvare le loro banche. Nel 2010, ha detto ai greci che un solo giro di austerità avrebbe fatto il miracolo. Nel 2011, dice all’Italia di tagliare gli investimenti nelle energie rinnovabili e di ridurre drasticamente la spesa sociale, imponendo una camicia di forza ai governi locali già a corto di liquidità.

Ha importanza che non siamo la Grecia, che il nostro deficit è in gran parte auto-finanziato e il nostro tasso di risparmio personale è alto? O che non siamo come la Spagna? E che, nonostante i migliori sforzi di Tremonti d’importare la speculazione edilizia in Italia nei primi anni 2000, noi italiani non avevamo una bolla speculativa immobiliare? No, dice la “gente molto seria”. L’Italia è in una condizione critica, e una dose del pacchetto di austerità di Tremonti è esattamente quello che ci vuole.

Solo che questo tipo di austerità non è la soluzione. Se approvato e implementato, il pacchetto di Tremonti creerà una catastrofe sociale di 45 miliardi di euro. Quello che dobbiamo fare invece è capovolgere questa politica. Certo, l’Italia ha un alto rapporto tra debito pubblico e Pil, ma il nostro Paese ha bisogno di concentrarsi sul lato Pil di questo rapporto. Il problema dell’Italia è legato alla crescita quanto al suo debito.

Questo non può accadere se non sostituiamo gli sprechi con intelligenti investimenti pubblici. Invece di versare miliardi di euro in progetti inutili e dispendiosi come quello di Berlusconi per il ponte sullo stretto in Sicilia, abbiamo bisogno di investire in infrastrutture che aumentino la produttività. Dovremmo ampliare - non tagliare - investimenti nel settore delle energie rinnovabili, nella scuola, nella ricerca e nello sviluppo.

Intraprendendo questa strada, sarà necessario un nuovo Governo. L’Italia ha bisogno di elezioni, perché solo una classe dirigente completamente nuova può ottenere il consenso politico per progettare e implementare un piano per affrontare la crisi. Gli investitori nelle obbligazioni italiane sicuramente capiranno che in un paese dove l’evasione fiscale spinge il deficit, non possono pretendere che il nostro cittadino più ricco tirerà fuori la frusta sulla disciplina fiscale. Come dimostrato dal goffo tentativo di inserire una clausola nel bilancio che avrebbe salvato Berlusconi dal pagamento di 560 milioni di euro di danni per un caso di corruzione, questo governo è stato molto più interessato a promuovere le priorità del Primo Ministro e dei suoi amici ricchi rispetto a quelle degli italiani normali.

Nell’oppormi al piano di Berlusconi e di Tremonti, non voglio respingere l’unità europea - ma rifiuto questa mentalità a “taglia unica” che ha causato tanti problemi. Non possiamo continuare ad immaginare che una soluzione unica europea valga bene allo stesso modo dalle isole del Egeo alla contea del Cork.

Il Patto di Stabilità non è l’11˚ Comandamento. Possiamo e dobbiamo rinegoziare il suo quadro per consentire standard più flessibili, e dare priorità alla cosa che più conta per gli europei: il lavoro. Ci fa poco bene accontentare con i nostri capitali un’élite non in sintonia con la realtà, mentre la gente deve stringere la cinghia e i nostri giovani vengono derubati del loro futuro.
Nichi Vendola

mercoledì 13 luglio 2011

Si naviga a vista




Un cura immediata da 12 miliardi

di EUGENIO SCALFARI


LA BORSA italiana ha paurosamente sbandato nella prima mattinata di ieri, poi si è ripresa. L'emissione di titoli del Tesoro è andata male, c'è stato un calo della domanda e un'ulteriore impennata dei rendimenti e dello "spread" rispetto al Bund tedesco. Le altre Borse europee hanno continuato a ballare per tutta la giornata e la stessa cosa è avvenuta a Wall Street. L'attacco della speculazione è dunque rivolto contro tutta la finanza europea e non soltanto contro l'Italia. Ho avuto modo di parlarne ieri con Mario Draghi. La sua valutazione riguarda la necessità che il Consiglio dei Capi di Stato e di governo dell'Unione europea che si riunirà tra una settimana decida di rafforzare anzi di costruire una politica unitaria che finora non c'è stata e la cui assenza ha stimolato l'aggressività della speculazione e la fragilità dei mercati. Avremo dunque ancora alcuni giorni molto agitati in Europa (e anche in Usa) prima di "riveder le stelle". E in Italia? I commentatori italiani hanno spiegato il miglioramento di Piazza degli Affari con la dichiarazione di Tremonti appena rientrato da Bruxelles a Roma: "Torno al mio posto per chiudere la manovra".

Il presidente del Senato dal canto suo ha fissato per giovedì il voto ed ha incassato l'accordo delle opposizioni a collaborare costruttivamente con il governo. Napolitano segue minuto per minuto l'andamento dei mercati e il comportamento delle forze politiche e ne sollecita il senso di responsabilità. L'insieme di questi fatti spiegherebbe il recupero del mercato italiano dopo un inizio che faceva temere il peggio, ma non dice tutto. I mercati non danno gran peso alle dichiarazioni politiche se ad esse non seguono fatti concreti e se ne infischiano delle intenzioni di Alfano, di Bersani, di Bossi e di Schifani. Se ne infischiano anche delle dichiarazioni di Tremonti. Se l'andamento del mercato italiano ha registrato un recupero, ciò si deve soprattutto ad un massiccio intervento della Bce che ha acquistato titoli pubblici italiani per sostenerne il corso e alleggerire le nostre banche. Questa è la vera ragione del recupero e il deterrente che l'Europa può mettere in campo. Se il prossimo Consiglio dei Capi di Stato e di governo autorizzerà la Bce ad utilizzare il fondo già esistente per intervenire sui mercati in difesa dell'euro, la schiarita sarà duratura. Quel fondo ammonta a 500 miliardi con i quali la Bce può sbarrare il passo alla speculazione con un efficace tiro di controbatteria. Naturalmente ciascun paese deve dal canto suo mettere in campo politiche economiche adeguate che affianchino le iniziative prese dall'Ue e dalla Bce. L'Italia in particolare deve costruire una politica economica che sia all'altezza del suo peso: è il terzo tra i paesi ricchi dell'Eurozona; come ha ricordato ieri Ezio Mauro, il nostro debito pubblico rappresenta il 25 per cento del Pil dell'Eurozona, troppo elevato per farci fallire, ma anche impossibile da salvare se il fallimento diventasse inevitabile. In quel caso sarebbe l'intero sistema dell'euro ad affondare.

* * *
C'è un problema di credibilità politica italiana ed anche un problema di credibilità tecnica. E' difficile dire quale sia dei due quello di maggior peso. La credibilità politica del nostro governo è prossima allo zero in Europa, ma anche la credibilità tecnica si aggira su quel livello. Per dirla con parole chiare: la manovra attualmente in discussione in Parlamento è piena di buchi, di contraddizioni, di proposte sbagliate nel merito e nella tempistica. La sua approvazione al Senato entro giovedì dimostrerà soltanto il senso di responsabilità delle opposizioni, ma non cambierà la natura d'una operazione che è del tutto inefficace e a sconfiggere la speculazione e le reazioni negative del mercato.

Abbiamo già esaminato le manchevolezze della manovra. Le principali sono i due spacchettamenti effettuati dal ministro dell'Economia: quello d'aver collocato il grosso dell'operazione nel biennio 2013-14 e l'altro d'avere limitato la manovra vera e propria a 25 miliardi affidando la reperibilità degli altri 15 alla legge delega della riforma fiscale. Questo duplice spacchettamento ha lasciato il campo libero alla speculazione per tutto l'esercizio attualmente in corso. Tremonti ha più volte dichiarato che i conti pubblici italiani erano in sicurezza per tutto il biennio 2011-12. La risposta dei mercati è stata tale da ridurre a zero la credibilità del ministro. Dimostra che alla guida dell'Economia c'è un timoniere che naviga a vista e non ha alcuna percezione degli scogli disseminati sulla sua rotta. Ma questi non sono i soli errori contenuti nella manovra. Un errore è stato quello d'imporre una vera e propria patrimoniale sui titoli depositati presso le banche.

Dovrebbe fruttare un gettito di 3,6 miliardi ma scoraggerà l'affluenza di risparmio in Borsa e quindi il finanziamento degli investimenti sia pubblici sia privati. Un altro errore è stato quello di rinviare "sine die" il taglio dei costi della politica. Potevano fruttare almeno un miliardo. Molto di più se fossero state abolite le Province. Il solo azzeramento dei vitalizi agli ex parlamentari vale 218 milioni. Personalmente riscuoto come ex deputato un assegno netto di 2400 euro mensili.
Cinque anni fa inviai una lettera ai questori della Camera chiedendo che mi fosse annullato. La risposta fu che ci voleva una legge recepita dal regolamento della Camera, in mancanza di che l'assegno mi sarebbe stato comunque accreditato. Mi domando che cosa si aspetti ad annullare i vitalizi, ad allineare lo stipendio dei parlamentari a livello europeo, a diminuirne il numero, ad accorpare le Province e i Comuni.

Tornando all'insieme della manovra, 15 miliardi sono attesi dalla riforma del fisco. Significa che la nuova fiscalità dovrebbe concludersi con un saldo attivo di almeno 15 miliardi da destinare appunto al risanamento dei conti pubblici (ma non ci aveva detto il ministro che erano stati risanati?). Non conosciamo tuttora da dove verranno quei 15 miliardi perché l'architettura della riforma è sconosciuta (perfino al ministro?). Che cosa debbono pensarne gli operatori, i mercati, la speculazione? Penseranno questo: quei 15 miliardi in realtà sono una scommessa, l'intera manovra sarà parzialmente operativa non prima del 2013, la prateria è dunque aperta alle incursioni speculative d'ogni tipo e genere. Questa è stata la lungimiranza di Tremonti. E questa sarà la manovra che il Senato approverà giovedì. Pensare che basterà a calmare i mercati significa sognare a occhi aperti.

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C'è una sola cosa da fare e da fare immediatamente: anticipare con decorrenza immediata le operazioni collocate nel 2012 e nel 2013. Anticiparle per un ammontare di almeno 10 miliardi puntando soprattutto sul taglio di spese e non su inasprimenti fiscali. Insomma elevare la manovra per il 2011 dagli attuali due miliardi a dodici. Questo deve proporre Tremonti al governo del quale è parte e questo deve ottenere. La manovra così emendata è quella che il Parlamento deve approvare. Diversamente approverà un documento scritto sull'acqua, privo di qualsiasi attuale efficacia. Dopodiché sia il presidente del Consiglio sia il ministro dell'Economia dovrebbero sgombrare il campo. Di danni ne hanno fatti fin troppi. Il loro ritorno a casa sarebbe l'unico regalo che dovrebbero fare al paese.

martedì 12 luglio 2011

Mentre l'Italia affonda

La casta scoppia di salute (e privilegi)

di Lidia Ravera, da Il Fatto Quotidiano

Lo sapevate che i nostri 630 deputati con i loro 1109 familiari, pur percependo uno stipendio mensile di 25.000 euro, non pagano il dentista, né il fisioterapista né lo psicoterapeuta? Lo sapevate che dalle carie del nipotino alla protesi mobile dell’onorevole nonno abbiamo finanziato denti per 3 milioni e 92 mila euro? Lo sapevate che esiste un “fondo di solidarietà sanitaria” che prevede, sempre gratuitamente, per questi poveri lavoratori del dito (la maggior parte si guadagna lo stipendio cliccando su un pulsante, e neanche tutti i giorni) perfino la “balneoterapia” (leggi: vacanze al mare) e la elettroscultura (leggi: ginnastica passiva)? Io non lo sapevo. Non sapevo che questo ulteriore sconto per ricchi ci è costato, nel 2010, 10 milioni e 117 mila euro. Avrei voluto continuare a non saperlo.

Come preferirei non sapere che è pratica comune, quando si fa parte della crema della classe dirigente di questo Paese, abitare in lussuosi appartamenti senza pagare l’affitto. Penso che a Roma un posto letto in periferia uno studente fuori sede lo paga anche 800 euro al mese… penso che se hai un problema ai denti e non hai soldi sorridi con la mano davanti alla bocca e ti vergogni. Penso che se hai un problema psichico e non hai soldi te lo tieni e muori un po’ tutti i giorni, mentre in Germania, hai un tot di sedute gratuite e, se il terapeuta dimostra il tuo effettivo bisogno di cure, lo Stato paga per te. Per te cittadino, che non puoi permetterti la spesa, non per te deputato, che potresti benissimo provvedere di persona. Penso che quello è un Paese civile e il nostro meno. Penso che, se fossi una onorevole rappresentante di qualsiasi partito, lo rifiuterei, questo privilegio per privilegiati, non potendolo estendere a tutti i cittadini.