sabato 28 maggio 2011

giovedì 26 maggio 2011

Votare Moratti è contro il Vangelo


Don Virginio Colmegna: Votare Moratti è contro il Vangelo

"Pubblichiamo il testo della lettera-appello che il fondatore della Casa della Carità di Milano ha inviato al settimanale “Tempi”.

di don Virginio Colmegna

Sono convinto che ogni scelta amministrativa è soprattutto legata a problemi concreti di gestione del territorio, di sviluppo economico, dove il criterio di valutazione è certamente plurale. Ma credo comunque che uno dei criteri importanti sia anche la cura per le persone con fragilità, le persone povere, le famiglie in difficoltà, l'ospitalità a chi viene da un Paese lontano e chiede di essere accolto.

Sappiamo bene che ci sono questioni più complesse, scelte eticamente sensibili che mettono in gioco la coscienza dei credenti, il loro ascolto dell'insegnamento magisteriale e su questi valori non regalo allo schierarsi politico la mia coscienza credente. Anche se ho imparato dalla lezione conciliare, e da una seria cultura di laicità, che la politica deve avere il compito di trovare convergenze con il bene possibile e per questo confrontarsi e impegnarsi per promuovere un clima culturale, direi educativo, che favorisca scelte coerenti con il Vangelo.

Ed è su questo punto che non concordiamo. Il modo di propagandare stili di vita che irridono alla morale, sostenere identità egoistiche e chiuse che non si lasciano attrarre dalla logica evangelica dell'ospitalità, mina alla radice la motivazione più profonda che mi fa scegliere giorno per giorno di stare e condividere prossimità con chi nella città soffre, è escluso, è povero.

La propaganda che fa gioire perché non si accolgono profughi, la povertà culturale che accompagna scelte amministrative che irridono alla solidarietà e ai diritti dei più deboli, la crescita di uno stile di confronto aggressivo, rancoroso, polemico e irriguardoso mi fa scegliere di stare da una parte o, per lo meno, di non poter condividere e DICHIARARE IL MIO CONTRASTO A QUANTO LA AMMINISTRAZIONE MORATTI DICE E PROPAGANDA.

Soprattutto in questa scadenza elettorale dove la Moratti, che pure nella tornata precedente aveva promosso una lista civica autonoma dai partiti ed ora invece si presenta con uno schieramento partitico, con un capolista che conosciamo e con un legame dichiarato con una impostazione della Lega, che non solo non posso condividere, ma che contrasta con la scelta mia di vivere la solidarietà.

Per questo ho deciso di indicare, come fanno del resto altri, la mia scelta che ha tutta la parzialità e il valore di una responsabilità che in questa fase sento doveroso rendere pubblica.
Non credo proprio che lo stile di vita non c'entri con una scelta e con un orientamento politico. Il degrado etico e barzellettiero che stiamo vivendo mi preoccupa a tal punto che non mi permette di stare zitto.

Questo proprio perché quegli stili di vita dis-educano e quindi dichiarare pubblicamente che non si condividono per me chiede, dal punto di vista amministrativo, di indicare un'altra opzione.

INVITARE A NON VOTARE LA MORATTI, LA RITENGO UNA SCELTA NON DOGMATICA, LIBERA E INDICATRICE DI UNA COERENZA CHE INVITO A CONSIDERARE E A PROPORRE ANCHE AI CATTOLICI, A CHI FREQUENTA E PRATICA, AI PRETI E AI RELIGIOSI.

Scelta parziale? Certamente, come lo è per tutte le scelte di politica amministrativa, ma per questo invito a non richiamare il rapporto tra fede e vita per criticare questa indicazione perché è proprio da lì che nasce la mia responsabilità e la mia scelta di indicare di NON VOTARE LA MORATTI e il suo capolista.

(26 maggio 2011)

TO DARE

Sempre più osando la speranza



Pezzo di merda.

di Rita Pani

Se fossi milanese, e Pisapia mi avesse rubato la macchina, domenica lo voterei ugualmente, perché una macchina si ricompra o ti viene risarcita dall'assicurazione. La dignità, invece, una volta persa, non la riacquisterai più, e quel tizio, quel vecch...io ridicolo, che sembra uscito da una storia di Puzo scritta con i piedi, è la dignità di un popolo che s'è rubato. Stamani ho letto le ultime dichiarazioni politiche del tizio debosciato del consiglio, - io non lo guardo e non lo ascolto perché mi fa schifo – e al contrario di molti, nemmeno per un attimo mi sono sentita offesa perché definita da un cretino, una “senza cervello”. Io so di averlo, il cervello, e pure abbastanza grande e funzionante da potermi permettere il lusso di pensare di quel pezzo di merda, tutto il male possibile. Ho abbastanza cervello per saper mettere in fila i pensieri, così da essere capace di comprendere perché mai nella vita, nemmeno per un attimo, ho pensato di votare un criminale mafioso, di consegnargli uno stato – il nostro – di delegare a un piduista, maniaco, il destino mio e delle mie figlie. Eppure questa mattina, con dolore scopro che in tanti, offesi, rivendicano la loro intelligenza, così da dare ancora spazio alle invettive di quel tizio che nulla lascia al caso, diventando vittime inconsapevoli della propaganda che vorrebbe costringerci tutti al più squallido cretinismo. C'è ben altro che mi offende, nelle parole di quel maniaco debosciato, e che ridesta in me uno stalinismo di cui non vado né fiera, né orgogliosa. Per esempio, mi offende questo: L'Italia è in crisi? "Tutti noi abbiamo esperienza di una cosa diversa- dice il premier - e cioè che è difficile trovare un posto al ristorante, o in aereo. L'Italia spende 10 miliardi di euro in cosmetici". E se colpe ci sono, sono "dei comunisti che con i governi di solidarietà nazionale hanno bloccato le infrastrutture, l'energia, hanno moltiplicato per 8 volte il debito pubblico". Di una manovra economica aggiuntiva neanche a parlarne: "Non saremo chiamati a una riduzione di 46 miliardi che non sarebbe possibile" Pezzo di merda. È questo paragrafetto stolto e imbecille che dovrebbe offendere tutti noi, ovvero sentirci dire da questo ladro impunito che ha uno stuolo di cuochi, che trasporta le troie ai suoi festini eleganti con gli aerei dello stato (pagati da noi), che senza dieci milioni di cosmetici al mese sarebbe forse un po' più gradevole da vedere nella sua naturale vecchiaia, che non mummificato e dipinto con la porporina, che in Italia la crisi non c'è. Pezzo di merda. Vorrei condannarti a vivere la mia vita, e la vita di milioni di persone come me, che devono ringraziare gli amici perché oggi sono ancora in piedi, o i nonni che alimentano i loro nipoti. Non vorrei vederti in galera, perché anche là da padrino quale sei troveresti un servo pronto a chinarsi, a servirti e riverirti, a farti dormire ancora tra le lenzuola pulite. Voglio vederti arrancare nella povertà, voglio sapere che non dormi pensando alla malattia che ti divora e non puoi curarti, voglio sapere che stai per strada ad attendere che un lavoratore, uno qualunque getti l'avanzo di un panino per potertici tuffare. Pezzo di merda, voglio sapere che guarderai i tuoi figli chiedendoti che ne sarà del loro futuro, voglio sapere che la notte ti svegli per il freddo perché il timore di non poter pagare il gas ti ha fatto spegnere la caldaia. Voglio che tu viva con le pensioni minime delle donne italiane, e che vada a fare la fila nei magazzini della Caritas, a prendere merce scaduta ma ancora buona. Voglio vederti ridotto in povertà, con i colletti delle camicie rigirati e i pantaloni lisi, e soprattutto voglio vederti con i tacchi delle scarpe consumati. Sarà un bellissimo giorno per noi, che siamo senzienti e intelligenti, quello in cui comprenderai che senza tutto quello che hai rubato e che ci hai rubato, non saresti nessuno se non quello che sei: un vecchio pezzo di merda che può pagarsi tutto, persino l'illusione di essere molto amato, ma il rispetto delle persone oneste e intelligenti, non lo avrai mai. E il giorno in cui non avrai più vernice da spalmarti su quella faccia plastificata, tu sarai solo un vecchio; solo. Rita Pani (APOLIDE di getto)Mostra altro
Di: Rita Pani

sabato 21 maggio 2011

Smorattizziamoci!





Milano e la politica-cabaret.

Scrive: Nichi Vendola


Il centrodestra è un blocco di potere che ha fatto di Milano una città in affanno. Loro sono il muro di conservazione e affarismo, e Pisapia è il grimaldello che consente di rompere questo muro.In questi giorni il leit motiv del centrodestra nazionale è la “sorpresa” da tirar fuori per vincere a Milano. Significa che sono disperati e che la disperazione sia la cifra del relativismo del centrodestra: nei fatti si tratta di un’autocritica dell’autocritica.
Chiedono a se stessi di moderare i toni e poi tirano fuori finezze lessicali come zingaropoli. Hanno fatto mea culpa sulla cattiveria utilizzata in campagna elettorale e nel frattempo dispiegano tutti i loro potenti mezzi mediatici contro Giuliano Pisapia e contro tutto il centrosinistra. Anche la moderata Moratti come un qualsiasi Borghezio, evoca minacciosamente gli immigrati, solleticando pulsioni razziste e belluine dell’elettorato del nord che non riescono più a decifrare.

Continuano a non comprendere che le radici della rivolta anti-Berlusconi sono innanzitutto sociali, causate dalla dirompente crisi che attanaglia questa gigantesca periferia sociale, che non può essere occultata da una politica-cabaret. C’è un elemento di disobbedienza civile contro questa dittatura della volgarità; e per fortuna all’astensionismo elettorale si aggiunge quello televisivo.

venerdì 20 maggio 2011

Osiamo