Fini in ginocchio da Berluskaz
Paolo Flores d’Arcais, il Fatto Quotidiano, 10 giugno 2010
È bastato che il padrone alzasse appena la voce e dichiarasse finita la ricreazione degli emendamenti, e la fronda del presidente della Camera ha prontamente smesso di stormire.
La legge-bavaglio, la legge-salvacricca, la legge “golpe strisciante” è ottima e abbondante – giura Fini mettendosi sull’attenti – e perfettamente conforme alle promesse elettorali di legalità. Dice proprio così, senza un residuo di pudore e con evidente sprezzo del ridicolo.
D’ora in avanti l’onorevole Fini ci faccia il piacere – almeno – di non citare più i Tocqueville e le Hannah Arendt con cui si è permesso di accreditare i suoi libri e i suoi discorsi. E meno che mai di citare Borsellino come simbolo della destra che intende realizzare. Abusivamente e a tradimento, come ha ormai ufficializzato. E ci facciano il medesimo piacere, visto che la responsabilità morale e quella politica (per chi ha una morale e per chi politica vuole farla davvero) è personale ancora più della responsabilità giudiziaria, tutti i senatori e i deputati della “fronda” finiana, singolarmente presi, che una volta di più passeranno sotto le forche caudine imposte dal ducetto di Arcore e piegheranno la testa sotto il giogo, arzigogolando e azzeccagarbugliando le più invereconde “trouvailles” per giustificare un ennesimo atto di servilismo che si spiega solo con una parola: viltà.
Viltà contro la Costituzione e le istituzioni della Repubblica, grazie a cui siedono in Parlamento. Viltà contro le loro stesse parole, sparse a bizzeffe nelle scorse settimane in ogni dichiarazione e talk-show, con una solennità pari solo a quella che si dimostra ora improntitudine e inganno, il solito mare tra il dire e il fare, nella più gaglioffa tradizione italiota. Viltà infine anche contro i poliziotti – di cui la destra si presenta sempre come paladina, nel bene e nel male, a prescindere – che vivono questa legge-befana pro-criminali come un insulto e una beffa.
Grazie a tanta viltà, colui che Bossi chiamava Berluscaz può finalmente colpire al cuore la democrazia liberale e realizzare l’architrave del suo disegno totalitario, tra i brindisi dei criminali. Ci sarà almeno una persona – una! – tra i parlamentari finiani, capace di uno scatto di civile dignità, di un NO puro e semplice a questa legge infame? Assai improbabile: salverebbe l’onore, parola-culto della destra ormai evidentemente dimenticata, ma sottoscriverebbe con la firma più solenne – l’azione – tutti i giudizi che avete letto in queste righe.
(10 giugno 2010)
sabato 12 giugno 2010
Se Nichi ci salva...

Il governatore della Puglia: rappresento l’alternativa in un centrosinistra spiazzato, litigioso e a volte pure volgare
La prima cosa che dice è che lo hanno designato coordinatore della piattaforma per lo sviluppo sostenibile del Comitato delle Regioni. E’ una notizia che appartiene a un altro pianeta rispetto a quello della litigiosa politica italiana e Nichi Vendola lo sa bene, per questo la tira fuori lui, subito. Serve a rinviare il domandone, quello sulla leadership possibile della Sinistra che sondaggi e osservatori vedono nel suo futuro. Quando arriva il momento non risponde diretto, bensì disegnando «il cantiere di un progetto alternativo a Berlusconi», operazione di cui «si sente leader». Ammette anche che se vi fossero le condizioni potrebbe partecipare alle primarie, fra tre anni. Poi si ferma e sorride: «Per favore, non titolate “Vendola vuole le redini della Sinistra”».
Il percorso, in effetti, è molto più lungo. Il governatore della Puglia si schermisce dicendo che a lui «andrebbe bene anche starsene a scrivere filastrocche», però sente che c’è molto da fare e che può farlo. Ha l’impressione che la rivoluzione della politica italiana possa essere dal basso verso l’alto, che dal locale sia possibile rivitalizzare «una sinistra che si specchia nel berlusconismo, è meno leghista ma leghista, meno xenofoba ma xenofoba». Gli pare che di lì si debba partire per sanare l’«irresistibile crisi di progetto e visione» dell’opposizione.
Il Pd non gli piace e lo rivendica sino in fondo. «Io sono già leader – chiosa sornione -; sono leader di Sinistra e Libertà e della Fabbrica di Nichi». La prima, ricorda, sarà oggi al Pantheon per protestare contro la Finanziaria «da Briatore» che ha messo in campo il governo; la seconda, i volontari del suo movimento, terrà i suoi stati generali a Bari il 16 luglio. Prove di adunata, mentre il governatore trova nei poll più consensi di Bersani, generando inquietudine fra i democratici. Come se lo spiega? «Rappresento l’alternativa al processo di spiazzamento del centrosinistra, alla sua litigiosità e, anche, alla sua volgarità». Seduto su una poltrona nel mezzo di un corridoio di Palazzo Charlemagne, un passo dalla sala dove officia la presidente miracolata del Cdr Mercedes Bresso, il governatore ha voglia di parlare di Europa. Rimpiange «l’europeismo dei “padri” cristiano democratici come Adenauer». Si chiede retoricamente «se 50 anni fa avremmo accettato figure come la Merkel, simbolo d’una classe dirigente subalterna alla tecnocrazia».
L’idea è che il problema italiano sia parte di un problema europeo, che tutto si tenda. «Siamo in pieno post Welfare – denuncia Vendola – con un’Europa più piccola e feroce: quando il Fmi ha commissariato l’Argentina abbiamo storto il naso; ora è successo in Grecia e nessuno dice nulla». Auspica più integrazione, sennò sarà la fine. Immagina un federalismo fiscale europeo in cui «l’armonizzazione impositiva porti a risparmiare centinaia di miliardi». «L’Italia ha investito 20 miliardi per i cacciabombardieri – attacca -. Ma non si lavora ad una difesa comune?».
Fra il cemento a dodici stelle Vendola ha avuto parecchi colloqui a sinistra, contatti che il Pd non commenta. La visita non è apparsa casuale, il lungo percorso di cui sopra passa anche dalla capitale belga. Ieri sera anche un affollato dibattito con Leonardo Dominici, l’anello che collega il governatore all’opposizione, e forse anche al suo futuro di sfidante al «re Sole ormai Re Solo». Se ci pensa, Vendola immagina «un rito di sepoltura di abitudini obsolete e uno battesimale che dia voce a una speranza che abbia gambe politiche». L’imperativo è «convocarci, sapendo che non bastiamo, coinvolgendo anche chi è fuori dalla politica». Ovviamente, conclude, occorre insistere con la carta delle primarie. Con Vendola, fra tre anni, per il premierato di Sinistra? «Se matura la giusta volontà e il giusto processo politico, ci sono scelte che hanno quasi un carattere naturale».
Marco Zatterin
Fonte: la Stampa
Felice di aver votato De Magistris alle Europee
De Magistris: Silenzio di stato, impuniti per legge
Come uno zar, come Putin, come un tiranno. Silenziando il Parlamento e trascurando il grido d’allarme democratico che si alza da tutto il Paese, sceso in campo per difendere il diritto a conoscere e a vivere nella legalità. Il ddl intercettazioni, tra occupazioni e aventini dei senatori dell’opposizione, è stato approvato a Palazzo Madama con l’ennesimo voto di fiducia, blindato così dai possibili ipocritici franchi tiratori. Già quei finiani che avevano annunciato battaglia e invocato autonomia, che si sono riempiti la bocca fino all’ultimo di parole come “indipendenza”, “lotta al crimine”, “libertà di informazione”. Gli stessi che ieri hanno risposto prontamente “obbedisco” all’imperativo categorico di Arcore, tradendo tutte le promesse fatte con quella naturalezza servile che Berlusconi ha ormai imposto al SUO partito. Il PdL si conferma infatti la piccola prateria personale dove re Silvio può esercitare indisturbato il potere senza trovare un vero argine di contrasto, nemmeno in quel Gianfranco Fini che, solo pochi mesi fa, gli puntava l’indice accusatorio in un esecutivo più simile ad una seduta di psicanalisi collettiva che ad un dibattito di partito. Lo stesso che attraverso i suoi luogotenenti gioca ora la parte di salvatore della patria: “meglio di così non si poteva fare, ci batteremo alla Camera”, dicono Bocchino&co. Ma la promessa, vista la cronaca recente, non è che vana: figli e nipoti di Almirante sanno già che la prossima tappa consiste nel loro prossimo tradimento a Montecitorio, dove il ddl approderà presto rischiando di non subire modifiche e di restare ciò che è sempre stato, cioè un pugno allo stomaco per la democrazia e la legalità. Tradiscono, questi falsi crociati del bene, il Paese intero. Perché da ieri protestano e protesteranno tutti: i giornalisti che annunciano uno sciopero dell’informazione il 9 luglio, i direttori dei media, i magistrati, le forze dell’ordine, il sindacato, la società civile. Manifestazioni e veglie, sit in e iniziative in tutta Italia da parte di tutti i protagonisti della società civile, mondo della cultura e dello spettacolo compreso. Ma niente da fare: lo zar, il Putin italiano, il tiranno non ha ceduto e non vuole cedere. Primum tutelare se stesso dall’occhio pubblico e dalle inchieste, primum far morire la cronaca giudiziaria e legare le mani alla magistratura, primum punire i media e favorire le mafie, soprattutto dei colletti bianchi e della politica. Deinde? Deinde tutto il resto, cioè la democrazia, ovvero la libertà di informazione e la lotta al crimine, l’articolo 21 e la guerra alle mafie, il rispetto verso una tradizione di giornalisti trucidati e di giudici assassinati. La nostra prima speranza risiede nella società civile e nella mobilitazione pacifica, nel suo impegno magari verso un referendum che ristabilisca il diritto. La nostra speranza è anche nel Capo dello Stato: Signor Presidente, non è vero che La invochiamo a vanvera o La tiriamo per la giacchetta, semplicemente Le chiediamo, come il suo ruolo richiede, di difendere la nostra Costituzione dallo svuotamento per legge ordinaria che questo Governo sta portando avanti da tanto, troppo tempo. A chi dobbiamo appellarci, Signor Presidente? Forse alla speranza che i rapporti fra il premier e il co-fondatore degenerino fino al punto che il secondo sia spinto -più per ripicca e per la corsa alla leadership interna che per convincimento democratico- ad affossare alla Camera questo scellerato ddl? Abbiamo e ci meritiamo speranza più “alte”, perché più “alta” è la posta in gioco. Vogliamo continuare in futuro a conoscere le intenzioni infami di chi lucra sul terremoto, vedere la foto del giovane Cucchi che solleva l’indignazione umana generale e ci porta a chiedere giustizia insieme ai suoi familiari, vogliamo che i magistrati continuino ad intercettare i boss mentre dentro casa si spartiscono gli appalti sanitari, vogliamo che le donne abusate da mariti e compagni possano registrarli e avvalersi, contro di loro, di quelle registrazioni, vogliamo che i pm e le forze dell’ordine non siano vittime di rallentamenti burocratici come il cappio delle 75 ore impone, vogliamo che non sia abrogato l’art.13 della legge che porta il nome di Giovanni Falcone. E’ chiedere troppo? No, è chiedere il rispetto dei nostri diritti.
(11 giugno 2010)
mercoledì 9 giugno 2010
Freedom Flotilla
Da Israele una minaccia di portata storica
Scritto da Giulietto Chiesa
Lunedì 31 Maggio 2010
Giulietto Chiesa - Cronache Marxziane
Il sangue dei pacifisti di Freedom Flotilla ci invia un messaggio tragico, che dobbiamo capire in tutta la sua portata storica.
Questo aggettivo non deve essere considerato retorico.
Il 31 maggio 2010 Israele ha dimostrato al mondo di essere divenuto il pericolo principale per la pace e la sicurezza del mondo.
Guidato da un gruppo più che di criminali, di completi irresponsabili, questo paese dimostra di essere pronto a qualunque eccesso, a qualunque follia, in nome di un fondamentalismo religioso, aggressivo, in spregio a ogni norma e alla stessa idea del diritto.
Adesso possiamo (anzi dobbiamo) immaginare cosa cova nei centri del potere di un tale stato e a cosa sono pronti: a trascinare nel disastro il mondo intero in nome della presunzione che la loro verità religiosa (quella della "terra promessa") debba essere imposta a tutti, costi quel che costi.
La risposta della cosiddetta comunità internazionale è stata significativa: questa volta quasi nessuno ha potuto tacere. Ma bisogna denunciare la sua debolezza e incompletezza. Si prende tempo sperando di far dimenticare o di attenuare lo sdegno mondiale.
Tutti coloro che hanno a cuore la sopravvivenza del genere umano non possono sottovalutare la minaccia che un attacco di Israele all'Iran rappresenterebbe per l' Europa e per il mondo intero.
I fanatici e gl'irresposabili che torturano il popolo di Gaza e il popolo palestiese tutto intero sono pronti a tutto.
Chi non se ne accorge oggi - e non fa nulla, o poco, per fermarli - porterà la responsabilità di ciò che si prepara per domani.
Scritto da Giulietto Chiesa
Lunedì 31 Maggio 2010
Giulietto Chiesa - Cronache Marxziane
Il sangue dei pacifisti di Freedom Flotilla ci invia un messaggio tragico, che dobbiamo capire in tutta la sua portata storica.
Questo aggettivo non deve essere considerato retorico.
Il 31 maggio 2010 Israele ha dimostrato al mondo di essere divenuto il pericolo principale per la pace e la sicurezza del mondo.
Guidato da un gruppo più che di criminali, di completi irresponsabili, questo paese dimostra di essere pronto a qualunque eccesso, a qualunque follia, in nome di un fondamentalismo religioso, aggressivo, in spregio a ogni norma e alla stessa idea del diritto.
Adesso possiamo (anzi dobbiamo) immaginare cosa cova nei centri del potere di un tale stato e a cosa sono pronti: a trascinare nel disastro il mondo intero in nome della presunzione che la loro verità religiosa (quella della "terra promessa") debba essere imposta a tutti, costi quel che costi.
La risposta della cosiddetta comunità internazionale è stata significativa: questa volta quasi nessuno ha potuto tacere. Ma bisogna denunciare la sua debolezza e incompletezza. Si prende tempo sperando di far dimenticare o di attenuare lo sdegno mondiale.
Tutti coloro che hanno a cuore la sopravvivenza del genere umano non possono sottovalutare la minaccia che un attacco di Israele all'Iran rappresenterebbe per l' Europa e per il mondo intero.
I fanatici e gl'irresposabili che torturano il popolo di Gaza e il popolo palestiese tutto intero sono pronti a tutto.
Chi non se ne accorge oggi - e non fa nulla, o poco, per fermarli - porterà la responsabilità di ciò che si prepara per domani.
martedì 8 giugno 2010
Il nuovo Medioevo sociale
Socialismo e decrescita la sola alternativa
di Pietro Ancona, economista
Leggo che il gruppo di Bildelberg ha deciso di continuare la lotta per la distruzione del ceto medio. Nella società Bildelberg soltanto ricchissimi e poverissimi. In mezzo, niente!
I migliori anni della nostra vita sono stati quelli dell'allargamento della classe media della popolazione attraverso la promozione sociale del lavoro umano a cominciare da quello manuale che veniva remunerato con salari e stipendi assai vicini a quelli degli impiegati. Venti milioni di lavoratori con
retribuzioni decenti erano inoltre supportati da un welfare tra i migliori d'Europa. Scuola, sanità, servizi, asili nido, assistenza alle mamme e quant'altro hanno reso civile ed apprezzabile la vita di gran parte degli italiani che proprio attraverso la partecipazione a questo benessere ritrovavano ragioni di unità nazionale e di superamento di vecchie discriminazioni territoriali. Questo sistema era basato
su una forbice relativamente piccola tra le retribuzioni dei dirigenti e dei managers e quelle del personale dipendente. Un "apicale" della pubblica amministrazione non era a distanze astronomiche dell'usciere del suo ufficio.
Era ancora funzionante un ascensore sociale notevole: il figlio di un ciabattino di un paesino delle Madonie poteva diventare Presidente della Regione Siciliana. Il sistema proporzionale e il voto di preferenza costituivano grandi fattori di elevazione dei ceti meno abbienti.
La politica ha promosso socialmente moltissime persone. Anche le organizzazioni sindacali ed in genere le associazioni hanno contribuito a creare nuove figure di "ceto medio".
Da anni il ceto medio, la classe intermedia che costituisce la forza e la struttura della società democratica, è aggredita da programmi ben mirati di demolizione e devastazione. Il modello è la società postfordista nordamericana governata dalle multinazionali nelle quali accadono, purtroppo senza grandi reazioni, fenomeni terribili come la perdita delle abitazioni di milioni di persone o la perdita del lavoro a causa della gestione predatoria e truffaldina del management. In Italia, la data di inizio di questo attacco certamente meditato dai gruppi della trilaterale e di Bildeberg, è quella dell'abolizione della scala mobile (1992) e dell'aggancio dei salari al tasso di inflazione "programmato". Poi si è andati avanti per quasi venti anni con una serie di accordi triangolari (governo, sindacati, padronato) di abolizione o limitazione di diritti conquistati fino a portare il livello complessivo del monte salari a meno di un terzo ed a trasferire questo terzo al management, al profitto ed alla rendita. Le distanze tra dirigenze e dipendenti sono diventati abissali e questo è avvenuto anche nella pubblica amministrazione attraverso lo scardinamento di tutto l'ordine introdotto dalla riforma Bassanini. La legge Biagi è stata ed è un formidabile strumento di lotta all'ascensione sociale e di deprezzamento dei titoli di studio. Oggi non conta più essere o diventare ingegnere se non hai uno studio paterno. L'ingegnere figlio di contadini è assai difficile che possa guadagnare quanto un professionista di trenta anni fa. E' stato brutalmente proletarizzato!!
La riduzione dei salari e delle opportunità di crescere ora non basta più ai nostri liberisti. Viviamo nella società ideologica del capitalismo e l'ideologia è la prima esigenza da soddisfare. Ora l'azione di sgretolamento del ceto medio avviene anche per distruzione fisica dei posti di lavoro a cominciare dalla scuola, dall'università, dalla cultura, dalla pubblica amministrazione. Nei prossimi tre anni saranno spazzati almeno altri trecentomila posti di lavoro che garantivano l'appartenenza al "ceto medio". Magari si continuerà a fare il professore, ma la paga sarà di pochi euro l'ora e dovrai accontentarti. Bere o affogare!
La manovra predisposta dal Governo tende proprio a questo. In tutta Europa l'input ideologico liberista è proprio questo: cancellare il ceto medio, impoverire e proletarizzare il lavoro, togliere valore salvifico alla laurea ed alle specializzazioni. La Germania dichiara di risparmiare settanta miliardi di euro. Non è necessario leggere la proposta della Merckel per sapere che si tratta di un tratto essenziale di welfare e di lavoro umano.
Tutto l'Occidente sarà americanizzato nel corso del prossimo decennio. La speranza è riposta in una sconfitta della destra, ma questo di per se non garantisce che questo lavoro di distruzione della civiltà accumulata dalla seconda guerra mondiale ad oggi non proseguirà. Non esiste oggi in Europa una forza alternativa al liberismo capace di imporsi e di governare.
Il seme dell'egoismo, della diseguaglianza è stato gettato. Quando un segretario comunale guadagna
125 mila euro l'anno a fronte dei 20 mila dello sportellista dell'anagrafe si è creato un distacco che non è soltanto economico. E' molto di più. E questo molto di più è legittimato dalle enormi retribuzioni dei politici e dei parapolitici che tendono ad assorbire una quota assai rilevante delle risorse ed ad allontanarsi dal vivere delle gente "comune".
Socialismo e decrescita potrebbero fornire l'alfabeto di una alternativa al mondo di infelici che il capitalismo ha creato e continua a creare servendosi anche dell'aggressione finanziaria financo agli Stati e delle occupazioni coloniali.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://anglotedesco.myblog.it/archive/2010/02/03/il-club-bilderberg.html
di Pietro Ancona, economista
Leggo che il gruppo di Bildelberg ha deciso di continuare la lotta per la distruzione del ceto medio. Nella società Bildelberg soltanto ricchissimi e poverissimi. In mezzo, niente!
I migliori anni della nostra vita sono stati quelli dell'allargamento della classe media della popolazione attraverso la promozione sociale del lavoro umano a cominciare da quello manuale che veniva remunerato con salari e stipendi assai vicini a quelli degli impiegati. Venti milioni di lavoratori con
retribuzioni decenti erano inoltre supportati da un welfare tra i migliori d'Europa. Scuola, sanità, servizi, asili nido, assistenza alle mamme e quant'altro hanno reso civile ed apprezzabile la vita di gran parte degli italiani che proprio attraverso la partecipazione a questo benessere ritrovavano ragioni di unità nazionale e di superamento di vecchie discriminazioni territoriali. Questo sistema era basato
su una forbice relativamente piccola tra le retribuzioni dei dirigenti e dei managers e quelle del personale dipendente. Un "apicale" della pubblica amministrazione non era a distanze astronomiche dell'usciere del suo ufficio.
Era ancora funzionante un ascensore sociale notevole: il figlio di un ciabattino di un paesino delle Madonie poteva diventare Presidente della Regione Siciliana. Il sistema proporzionale e il voto di preferenza costituivano grandi fattori di elevazione dei ceti meno abbienti.
La politica ha promosso socialmente moltissime persone. Anche le organizzazioni sindacali ed in genere le associazioni hanno contribuito a creare nuove figure di "ceto medio".
Da anni il ceto medio, la classe intermedia che costituisce la forza e la struttura della società democratica, è aggredita da programmi ben mirati di demolizione e devastazione. Il modello è la società postfordista nordamericana governata dalle multinazionali nelle quali accadono, purtroppo senza grandi reazioni, fenomeni terribili come la perdita delle abitazioni di milioni di persone o la perdita del lavoro a causa della gestione predatoria e truffaldina del management. In Italia, la data di inizio di questo attacco certamente meditato dai gruppi della trilaterale e di Bildeberg, è quella dell'abolizione della scala mobile (1992) e dell'aggancio dei salari al tasso di inflazione "programmato". Poi si è andati avanti per quasi venti anni con una serie di accordi triangolari (governo, sindacati, padronato) di abolizione o limitazione di diritti conquistati fino a portare il livello complessivo del monte salari a meno di un terzo ed a trasferire questo terzo al management, al profitto ed alla rendita. Le distanze tra dirigenze e dipendenti sono diventati abissali e questo è avvenuto anche nella pubblica amministrazione attraverso lo scardinamento di tutto l'ordine introdotto dalla riforma Bassanini. La legge Biagi è stata ed è un formidabile strumento di lotta all'ascensione sociale e di deprezzamento dei titoli di studio. Oggi non conta più essere o diventare ingegnere se non hai uno studio paterno. L'ingegnere figlio di contadini è assai difficile che possa guadagnare quanto un professionista di trenta anni fa. E' stato brutalmente proletarizzato!!
La riduzione dei salari e delle opportunità di crescere ora non basta più ai nostri liberisti. Viviamo nella società ideologica del capitalismo e l'ideologia è la prima esigenza da soddisfare. Ora l'azione di sgretolamento del ceto medio avviene anche per distruzione fisica dei posti di lavoro a cominciare dalla scuola, dall'università, dalla cultura, dalla pubblica amministrazione. Nei prossimi tre anni saranno spazzati almeno altri trecentomila posti di lavoro che garantivano l'appartenenza al "ceto medio". Magari si continuerà a fare il professore, ma la paga sarà di pochi euro l'ora e dovrai accontentarti. Bere o affogare!
La manovra predisposta dal Governo tende proprio a questo. In tutta Europa l'input ideologico liberista è proprio questo: cancellare il ceto medio, impoverire e proletarizzare il lavoro, togliere valore salvifico alla laurea ed alle specializzazioni. La Germania dichiara di risparmiare settanta miliardi di euro. Non è necessario leggere la proposta della Merckel per sapere che si tratta di un tratto essenziale di welfare e di lavoro umano.
Tutto l'Occidente sarà americanizzato nel corso del prossimo decennio. La speranza è riposta in una sconfitta della destra, ma questo di per se non garantisce che questo lavoro di distruzione della civiltà accumulata dalla seconda guerra mondiale ad oggi non proseguirà. Non esiste oggi in Europa una forza alternativa al liberismo capace di imporsi e di governare.
Il seme dell'egoismo, della diseguaglianza è stato gettato. Quando un segretario comunale guadagna
125 mila euro l'anno a fronte dei 20 mila dello sportellista dell'anagrafe si è creato un distacco che non è soltanto economico. E' molto di più. E questo molto di più è legittimato dalle enormi retribuzioni dei politici e dei parapolitici che tendono ad assorbire una quota assai rilevante delle risorse ed ad allontanarsi dal vivere delle gente "comune".
Socialismo e decrescita potrebbero fornire l'alfabeto di una alternativa al mondo di infelici che il capitalismo ha creato e continua a creare servendosi anche dell'aggressione finanziaria financo agli Stati e delle occupazioni coloniali.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://anglotedesco.myblog.it/archive/2010/02/03/il-club-bilderberg.html
Ancora Don Farinella
Quanti miliardi ci sono costati i 10 anni dei governi Berlusconi?
03-06-2010 di don Paolo Farinella
Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, non è solo patetico, è sempre più ridicolo, ma ogni giorno pronto a fare gli affari suoi. Si è paragonato a Mussolini perché ad ogni costo deve trovare uno su sua misura, ma con la taglia che porta nemmeno quelli che avrebbero physique du rôle gli vanno su misura perché è tutto finto tragicamente serio. Falso come un cardinale travestito da prete, voleva scaricare sul presidente della Repubblica la responsabilità della manovra da macelleria sociale preparata del nipotino di Craxi Bottino, l’erre moscia Tremonti. Non riuscendoci, ci prova con gli industriali, i quali sono rossi di vergogna per avere dato credito ad un pagliaccio per tutti questi anni. L’Italia è in mano a questi industriali, sedicenti industriali, che non sanno che pesci pigliare e si limitano a stare fermi, invece di spedirlo in Siberia a calci nel sedere per incompetenza, ladrocinio e incapacità di governare.
In Siberia ci va lo stesso e ora si capisce qual era lo scopo dell’amicizia intima (ma non solo) tra Berlu e Putin. Quest’ultimo vuole cambiare la tv in Russia e chiama l’amichetto di giochini erotici perché esperto in materia. Il proprietario Mediaset e capo del governo viaggia in Russia a carico degli italiani per andare a vendere i suoi format e i suoi programmi all’amico di letto e di avvinazzate. Si dice che il giochino comincerà dalla Siberia per rieducare la nobile nazione russa con gli alti valori etici e morali di tale Silvio Berlusconi, puttaniere di professione, baciapile quando è necessario, mignottaro sempre, specialmente quando la gerarchia ecclesiastica gli tiene bordone e il moccolo.
I dati ufficiali Istat (governo italiano), Banca d’Italia e Ocse (Eurpa) certificano all’unanimità che nei dieci anni di governo Berlusconi-Tremonti la spesa pubblica è cresciuta del 41%. Alla faccia di chi voleva ridurre la burocrazia ed eliminare lo Stato poliziesco. Spende e spande i soldi dei cittadini italiani, aumenta le tasse, ma non lo dice e una massa d’ignoranti gli crede ancora. Ha rovinato lo Stato e lo sta distruggendo perché senza tangenti e senza malaffare non sa governare e infatti il suo governo (si per dire) è una conventicola di affaristi senza dignità e senza scrupoli.
Che tristezza vedere le immagini di Report che ritraggono lui beota accanto papa che beato non fa una girnza e non prova un’ombra di fastidio nemmeno quando gli regala un crocifisso che si dimenava sulla croce per schiodarsi da solo me volare via da quel luogo di perdizione che è il Vaticano, di suo e che si trasforma in una inferno di debosciati quando c’è anche il corruttore d’Italia che fa finta di essere credenti. In quel posto si trova a suo agio, ateo tra gli atei, piduista tra mafiosi piduisti è al sicuro, a casa, sicuro e asciutto perché lo Ior asciuga fino in fondo.
03-06-2010 di don Paolo Farinella
Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, non è solo patetico, è sempre più ridicolo, ma ogni giorno pronto a fare gli affari suoi. Si è paragonato a Mussolini perché ad ogni costo deve trovare uno su sua misura, ma con la taglia che porta nemmeno quelli che avrebbero physique du rôle gli vanno su misura perché è tutto finto tragicamente serio. Falso come un cardinale travestito da prete, voleva scaricare sul presidente della Repubblica la responsabilità della manovra da macelleria sociale preparata del nipotino di Craxi Bottino, l’erre moscia Tremonti. Non riuscendoci, ci prova con gli industriali, i quali sono rossi di vergogna per avere dato credito ad un pagliaccio per tutti questi anni. L’Italia è in mano a questi industriali, sedicenti industriali, che non sanno che pesci pigliare e si limitano a stare fermi, invece di spedirlo in Siberia a calci nel sedere per incompetenza, ladrocinio e incapacità di governare.
In Siberia ci va lo stesso e ora si capisce qual era lo scopo dell’amicizia intima (ma non solo) tra Berlu e Putin. Quest’ultimo vuole cambiare la tv in Russia e chiama l’amichetto di giochini erotici perché esperto in materia. Il proprietario Mediaset e capo del governo viaggia in Russia a carico degli italiani per andare a vendere i suoi format e i suoi programmi all’amico di letto e di avvinazzate. Si dice che il giochino comincerà dalla Siberia per rieducare la nobile nazione russa con gli alti valori etici e morali di tale Silvio Berlusconi, puttaniere di professione, baciapile quando è necessario, mignottaro sempre, specialmente quando la gerarchia ecclesiastica gli tiene bordone e il moccolo.
I dati ufficiali Istat (governo italiano), Banca d’Italia e Ocse (Eurpa) certificano all’unanimità che nei dieci anni di governo Berlusconi-Tremonti la spesa pubblica è cresciuta del 41%. Alla faccia di chi voleva ridurre la burocrazia ed eliminare lo Stato poliziesco. Spende e spande i soldi dei cittadini italiani, aumenta le tasse, ma non lo dice e una massa d’ignoranti gli crede ancora. Ha rovinato lo Stato e lo sta distruggendo perché senza tangenti e senza malaffare non sa governare e infatti il suo governo (si per dire) è una conventicola di affaristi senza dignità e senza scrupoli.
Che tristezza vedere le immagini di Report che ritraggono lui beota accanto papa che beato non fa una girnza e non prova un’ombra di fastidio nemmeno quando gli regala un crocifisso che si dimenava sulla croce per schiodarsi da solo me volare via da quel luogo di perdizione che è il Vaticano, di suo e che si trasforma in una inferno di debosciati quando c’è anche il corruttore d’Italia che fa finta di essere credenti. In quel posto si trova a suo agio, ateo tra gli atei, piduista tra mafiosi piduisti è al sicuro, a casa, sicuro e asciutto perché lo Ior asciuga fino in fondo.
lunedì 7 giugno 2010
Tutti disertori, per la democrazia

Lettera al Presidente Napolitano.
“Migliaia di italiani saranno costretti a violare la legge per difendere la Costituzione”
di Pietro Orsatti
Caro Presidente,
le scrivo come a un amico, l’amico che custodisce il bene più prezioso della nostra società. La Costituzione. Le scrivo con un misto di speranza e sconcerto. Perché ogni giorno che passa diventa sempre più difficile, e le assicuro non solo per me, capire cosa stia succedendo in questo nostro Paese.
Lei continua a mandare messaggi di ottimismo agli italiani ogni qual volta prende la parola pubblicamente, ma forse non sa che per la grande maggioranza di noi l’ottimismo è un lusso. Siamo tutti troppo impegnati a sopravvivere per essere ottimisti. Troppo confusi e spaventati per avere speranza. Vediamo giorno dopo giorno liquefarsi il patto sociale che ha tenuto in piedi questo Paese per 65 anni, quello sancito nell’articolo 1. Non è colpa sua, Presidente, ma ormai da anni, se non decenni, il lavoro è uscito dal racconto sociale. Il lavoro, paradigma centrale nel Novecento, da valore e fondamento del contratto democratico è diventato elemento accessorio. Un surplus. Sia sul piano culturale che su quello materiale. Quando la disoccupazione a livello generale supera il 10% e per i giovani il 30%, non è in pericolo solo la stabilità economica e sociale di una Paese, è in pericolo la democrazia.
Quando poi oltre a questo dato incontestabile si aggiungono altre pericolosissime e ormai quotidiane aggressioni a diritti fondamentali dei cittadini sanciti dalla Carta costituzionali, lo sconcerto si trasforma in allarme, tensione e purtroppo conflitto. Equità sociale, trasparenza assoluta della pubblica amministrazione, legge uguale per tutti, questione morale e lotta alla corruzione, diritto di espressione e diritto di essere informati, contrappesi fra i poteri dello Stato, indipendenza della magistratura: è evidente a tutti i cittadini che in questo Paese alcuni poteri intendono mettere pesantemente mano su questi nodi irrinunciabili del patto di cittadinanza. Come è sempre più evidente che parallelamente si sta procedendo, attraverso un numero spropositato di decreti e leggi ordinarie, alla riscrittura de facto della Costituzione andando perfino a toccare l’unità dello Stato.
Sono perfettamente consapevole che i suoi poteri sono molto limitati e di come sia difficile per lei, oggi, contrapporsi a questo attacco concentrico contro la Costituzione. Ma so anche che in politica la parola pesa, e che la sua potrebbe essere determinante a modificare un andamento che sembra voler archiviare la democrazia parlamentare nata dalla Resistenza e dalla Costituente del primo dopo guerra. La sua parola, il suo giudizio, suoi eventuali messaggi alle Camere, potrebbero avere un potere politico sostanziale ben più efficace di rimandare ogni tanto quei testi più grossolanamente anticostituzionali come le è capitato di fare in questi anni.
Lo so che per fare questo, per uscire allo scoperto oltre alla ritualità a cui, per legge, è vincolato, è necessario che ci sia un pericolo per la democrazia e la tenuta dello Stato. Ma, caro Presidente, è proprio di questo di cui sto parlando. Ormai c’è un divario enorme fra legalità e giustizia, fra norma e democrazia. Ci sono interi settori del Paese che si troveranno costretti, per necessità e per scelta, a violare alcune delle leggi che sono nate ultimamente e stanno vedendo luce in queste settimane. Le faccio due esempi, quello dell’obbligo di denuncia da parte dei medici in caso si ritrovino a curare dei migranti clandestini e poi quello che spingerà molti di noi operatori dell’informazione a violare molti dei vincoli imposti alla stampa nel Ddl intercettazioni in discussione in queste ore. Caro Presidente, ci saranno persone che violeranno e in parte già violano norme approvate dall’attuale coalizione di maggioranza. Se questo non è un allarme per la tenuta della nostra democrazia, cos’altro è? Quando le leggi contrastano così palesemente con il patto costituzionale e i diritti fondamentali sanciti da ogni democrazia matura – come dovrebbe ed è stata finora la nostra – il pericolo è davvero troppo. Centinaia di migliaia di giovani, ricercatori, scienziati e professionisti hanno già preso la via dell’emigrazione verso altri Paesi. Una migrazione di massa della parte più importante della nostra società. Altre migliaia di persone civilmente violeranno sistematicamente le leggi più inique approvate nella nostra storia repubblicana. Violare le leggi per garantire la giustizia, per difendere il Paese e la sua democrazia costituzionale: è questo il paradosso a cui stiamo per assistere.
Per questo la invito a dare un segnale autorevole e inequivocabile in difesa di questo Paese e di questa democrazia. Finché si è ancora in tempo, prima che di questa nostra Italia non rimangano solo macerie. Facendo tutto quello che può grazie alla sua esperienza e all’autorevole ruolo che ricopre grazie alla sua carica. Parli a questo Paese ed eserciti il suo diritto di critica.
Un caro saluto
Pietro Orsatti
www.orsatti.info
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