lunedì 7 giugno 2010

La menzogna al potere

Manovra, le menzogne del governo

di Luciano Gallino, da Repubblica, 2 giugno 2010

Se fossi un disoccupato, dinanzi agli ultimi dati sulla disoccupazione mi verrebbe da fare alcune domande. La prima: come potete voi, ministri e parlamentari, dirigenti ed esperti di economia, venirci a dire per mesi «l’economia va meglio, la ripresa è in corso, ma la disoccupazione è in aumento»? Da che mondo è mondo, i miei compagni ed io abbiamo imparato a scuola, e re-imparato lavorando - quando il lavoro ce l´avevamo - che l´economia ha una funzione vitale da svolgere: deve produrre ricchezza per il maggior numero di individui, offrire condizioni di impiego decenti, moltiplicare i posti di lavoro. Deve, in sostanza, creare occupazione. Se invece di creare occupazione la distrugge, perché la vostra stupefacente frase significa in fondo questo, l´economia non va meglio. Va decisamente peggio. E voi dovreste smetterla di raccontarci il contrario.

Un´altra domanda che mi verrebbe da fare, nel caso in cui oltre a essere disoccupato avessi pure una figlia o un figlio nella medesima condizione, è se voi tutti, politici ecc., vi rendete conto di che cosa significa per un giovane non riuscire, per anni di seguito, a non trovare nemmeno il primo lavoro dopo la scuola, quello che non si scorda mai, la porta di ingresso nella vita. Magari pagato poco, ma ragionevolmente interessante, passabilmente stabile. Non riuscire a trovare per tempi lunghissimi il primo lavoro non è soltanto una umiliazione. È un logoramento del carattere, un lento sprofondare nella convinzione che nella società non c´è più spazio per i nuovi arrivati, che per qualche oscura ragione si è venuti al mondo essendo già etichettati come esuberi. Sappiamo che nel Mezzogiorno i giovani che escono dalle superiori si trovano troppo spesso dinanzi a un bivio semplice e netto: o si arruolano nella malavita organizzata, quale che sia la sua denominazione locale, o imboccano la strada della disoccupazione permanente. I pochi che non accettano di prendere nessuna delle due strade emigrano, al Nord o all´estero. Vi rendete conto, tutti voi - è sempre il disoccupato che parla - che l´Italia intera sta diventando un paese che ai suoi giovani non sa offrire niente di meglio di quel bivio, o l´emigrazione come alternativa?

Infine, se fossi un disoccupato chiederei come possa mai essere venuto in mente a tutti voi di elaborare una manovra finanziaria che non solo vale zero quanto a stimolo per l´economia, ma produrrà in breve altre centinaia di migliaia di miei simili, cioè di disoccupati. È evidente che i massicci tagli alla scuola, alla sanità, alla pubblica amministrazione centrale e locale butteranno fuori dal mercato del lavoro moltissime persone. Molte altre perderanno il lavoro poco dopo perché, come sta scritto nei manuali di economia delle medie, uno stipendio o un salario che gira ne crea uno o più in altri settori. Perciò uno stipendio in meno non è un risparmio benefico, come ci raccontate, bensì una contrazione di attività che si ripercuote negativamente su altri stipendi. Se, come avverrà, i comuni riducono il numero delle maestre d´asilo a causa dei tagli inflitti ai loro bilanci, un certo numero di mamme che un lavoro ce l´ha dovrà lasciarlo per poter badare ai figli. Se province e regioni costruiscono meno scuole, strade e ponti non si risparmiano affatto soldi: si creano altri disoccupati. Se nelle scuole ci saranno centomila insegnanti in meno, e meno ore di istruzione per tutti, questo non vuol dire risparmiare. Vuol dire costruire per il futuro un altro reparto della grande fabbrica di lavoratori disoccupati, sotto-occupati e malpagati in cui state trasformando l´Italia. E per concludere: qualcuno vi ha mai informato che il piano di stimolo all´economia varato un anno fa dal governo Obama, comprendente discutibili salvataggi di istituti finanziari, ma anche notevoli investimenti, ha fatto sì crescere il debito pubblico, ma ha tenuto il tasso di disoccupazione 1,5-2 punti più in basso di quello che sarebbe stato senza di essi, evitando quasi sicuramente una catastrofe sociale?

Buttate lì le domande di cui sopra, se fossi un disoccupato chiederei una cortesia. Non venite a dirci, voi tutti politici e imprenditori, megaconsulenti e top manager, cose tipo «ce lo chiede l´Europa», «altri paesi hanno più disoccupati di noi», oppure «lo esige la globalizzazione». Altri paesi avranno magari qualche decimo di punto di disoccupazione in più, ma hanno sussidi più alti e di maggior durata - il che permette al disoccupato di continuare a spendere. Hanno servizi alle famiglie tali da permettere alle donne di lavorare senza problemi. E di certo non è l´Europa che ci chiede di pagare i salari più bassi di tutta la Ue a 15. Quanto alla globalizzazione, siete stati voi e i vostri colleghi europei a mettere in concorrenza i nostri salari e i nostri posti di lavoro con quelli della Cina e dell´India, del Messico e del Sud Africa. Il peggioramento delle condizioni di lavoro che ne è seguito, di cui la disoccupazione è l´aspetto peggiore ma non il solo, gravano già sulle nostre vite. Risparmiateci per favore le spiegazioni che ritorcono su di noi, disoccupati presenti e futuri, la responsabilità dell´accaduto.

Il grande business della salute

EMODERIVATI KILLER - LACRIME E SANGUE

di RICCARDO CASTAGNERI [ 02/06/2010]

da: La Voce delle Voci



L'ultimo decesso accertato si e' verificato nel 2009. Almeno 400 persone morte sino al 2000, ed altrettante dal 2000 al 2010. Morti per Aids, epatiti, cirrosi epatica e tumori al fegato. Questi i numeri sconcertanti e le cause dei decessi a seguito di somministrazioni di farmaci derivati da plasma infetto.
L'inchiesta sul plasma contaminato da virus era partita da Trento, per poi essere trasferita (motivi di competenza territoriale) a Napoli, nel 2003. Imputati eccellenti, Duilio Poggiolini, ras della sanita' anni ‘80, ineffabile uomo del pouff zeppo di soldi, braccio destro dell'ex ministro della Sanita' Francesco De Lorenzo; e Guelfo Marcucci, a capo di un vero e proprio impero farmateutico e oligopolista nel settore degli emoderivati, Aima Derivati e Farmabiagini le corazzate di famiglia.
Il fenomeno epidemico era esploso agli inizi degli anni ‘80. Decine di casi di Hbv, cioe' l'epatite b, Hcv, ovverossia l'epatite virale e Aids; tutto come conseguenza dell'utilizzo di emoderivati. Colpiti in prevalenza i malati di emofilia, costretti ad assumere a scopo terapeutico farmaci ed emoderivati, prodotti, trattati o importati dalle aziende dirette o di proprieta' degli indagati. Tutto questo dovuto ad uno spregiudicato impiego di grandi quantita' di plasma, proveniente da migliaia di donatori. Plasma raccolto all'estero, prevalentemente negli Stati Uniti, anche da donatori a pagamento, notoriamente i piu' rischiosi, in nome di una scellerata logica di stretta redditivita' industriale. Le lavorazioni del plasma avvenivano su megalotti di 2000 litri, pari a circa 14.000 unita'. Era prassi comune. Nonostante le raccomandazioni e le indicazioni degli organismi internazionali sulla necessita' di effettuare lavorazioni solo su piccole quantita' di plasma e - attenzione - solo su prodotto nazionale. Raccomandazioni e indicazioni del tutto disattese, quando non ignorate da chi produceva e da chi doveva controllare, Poggiolini in testa, quale direttore generale del servizio farmaceutico del ministero della Sanita'.
Dal 1979 al 1986 il fabbisogno italiano di plasma era calcolato in 50 milioni di unita'. Bene, di questi 50 milioni, solo una minima parte, 2 milioni circa, venivano prodotti in centri trasfusionali con plasma italiano.

LA STRAGE DEI MILLE
Un documento riservato, del 12 aprile 1985, segnala un incontro avvenuto una sttimana prima presso la sede di una multinazionale farmaceutica americana. A quel vertice presenziarono boss e dirigenti: tre i nomi indicati nell'informativa investigativa. Venne data rilevanza all'allarme Aids, segnalato dall'Fda, l'ente governativo Usa che si occupa della regolamentazione dei farmaci; fu pero' presa la scellerata decisione che, nonostante la richiesta da parte delle autorita' di cessare con l'approvvigionamento, la raccolta di plasma ad altissimo rischio non si sarebbe interrotta. Con assoluta consapevolezza, gli amministratori delle imprese americane decisero di sottacere le conseguenze ed i rischi letali per quanto era contenuto nei prodotti dei derivati di plasma. Ritennero altresi' opportuno “non far sapere” che la raccolta del plasma era avvenuta e gia' realizzata in stock, nelle aree piu' depresse degli Usa e nei penitenziari, anche di massima sicurezza, statunitensi. I donatori preferiti di queste multinazionali del farmaco erano carcerati (nonostante il divieto delle leggi Usa), i quali sovente avevano alle spalle una densa storia di epatite b e di contagio HIV. Non paghi, a partire dal 1978, i dirigenti di Baxter, Cutter, Bayer, Alpha, Armuor, ed altre big pharma, iniziarono a rivolgersi anche a donatori omosessuali, a fronte della crescente domanda di emoderivati da parte del mercato internazionale.
Ma il peggio non ha mai limite, i donatori-venditori di plasma, venivano reclutati anche in paesi ad elevata emergenza sanitaria, tra cui Haiti, Messico, Belize e Nicaragua. Le autorita' a stelle e strisce scoprirono queste palesi irregolarita' ed intervennero, ma gli ineffabili dirigenti del cartello del farmaco continuarono indisturbati a distribuire sul mercato internazionale i prodotti lavorati e giacenti in stock.
Dal 2003, presso il tribunale Federale dell'Illinois, e' pendente un processo civile denominato “Gullone et. - Bayer et.”, che vede in qualita' di parti offese oltre 2500 emofiliaci di ventiquattro diverse nazionalita', tra i quali 400 italiani. Le industrie alla sbarra hanno deciso di risarcire gli emofiliaci. I nomi di queste societa'? Sempre gli stessi: Bayer Corporation, Baxter Corporation, Armour Pharmaceutical, Alpha Therapeutic. L'accusa, gravissima, e' quella di omissione ed assenza totale di controlli che hanno provocato e provocano tuttora effetti devastanti. E, ancor oggi, morti quotidiane.
Parallelamente, anche la giustizia italiana comincia - al solito letargicamente - a muoversi. Ed ecco che si torna al processo di Trento, passato poi a Napoli, adesso in avanzata fase di indagini preliminari. Impegnati nel procedimento napoletano, i tenaci legali italiani degli emofilici e dei loro eredi. Rappresentano le associazioni Arlafe Liguria, Associazione amici fondazione emofilia di Varese, Associazione Veneta per l'emofilia e le coagulopatie, Comitato legge 210/92, Faec Calabria, Lagev e numerose altre associazioni. Sono gli avvocati Stefano Bertone dello studio Ambrosio e Commodo di Torino, Ermanno Zancla di Palermo. Insieme a loro, l'avvocato Flavio De Zorzi di Mestre, Vito Mazzarelli dello studio Lana Lagostena Bassi di Roma. Anche il Ministero della Salute, con l'Avvocatura dello Stato, per Marcucci, Poggiolini e gli altri indagati ha chiesto «il rinvio a giudizio, accertata la loro responsabilita' civile e penale», e la condanna, «oltre alle pene di legge, all'integrale risarcimento in favore del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali».

STRAGISTIe#8200;IMPUNITI
La richiesta dello Stato per questo risarcimento e' quantificata in non meno di 60 milioni di euro. Secondo l'avvocato dello Stato, Marcucci e C. sono responsabili del «decesso di decine di emotrasfusi in reciproca cooperazione, attraverso condotte colpevoli e negligenti». Significa che le industrie farmaceutiche italiane, a conoscenza delle nefandezze operate dalle consorelle d'oltreoceano, hanno tenuto una condotta “delittuosa”, nella diffusione consapevole e volontaria dei germi patogeni. Ricorda un legale: «Secondo l'articolo 438, comma I, del codice penale, chiunque cagiona una epidemia, mediante la diffusione di germi patogeni, e' punito con la pena dell'ergastolo».
Qualche breve cenno di recente cronaca giudiziaria. Il gip del tribunale di Napoli, Maria Vittoria De Simone, un paio d'anni fa si e' vista costretta ad accogliere parzialmente la richiesta di archiviazione nel processo che vedeva imputati Guelfo Marcucci, Enzo Bucci, Faustino Boschi, Roberto Marini, Roberto Passico, Duilio Poggiolini, Carlo Grassi, Anna Maria Tonsa e Francesco degli Onofri. I reati risultavano per la piu' parte estinti, per avvenuta prescrizione. Questo a causa dell'impossibilita' di dimostrare il nesso tra il decesso di ogni singolo individuo e la malattia contratta a seguito dell'epidemia. Lo stesso gip, pero', significativamente aggiungeva: «l'obbligo di chi giudica e' applicare correttamente le norme procedurali, anche quando esse mortificano le esigenze di accertamento della verita' e dell'individuazione delle responsabilita' a fronte di tragedie umane, come quella di cui ci si occupa». Proprio il dovere di accertamento della verita' ha spinto Vittoria De Simone, che tecnicamente aveva ritenuto il reato prescritto, a obbligare coattivamente la procura di Napoli a procedere per omicidio colposo plurimo.
La prescrizione dovrebbe scattare solo dopo il decesso dell'ultima vittima di questa tragica vicenda di malasanita' e - come detto - l'ultima vittima e' del 2009: quindi al riparo dal rischio della solita prescrizione-mannaia. La tenacia dei legali delle parti civili, delle associazioni e del gip, ha fatto si' che le indagini si riaprissero, questa volta affidate ad un pm decisamente agguerrito, Pasquale Ucci. Il quale ha dichiarato: «La procura di Napoli intende procedere non piu' per omicidio colposo plurimo, ma per omicidio volontario plurimo». Ipotizzando il cosiddetto “dolo eventuale”.
E gli indagati? Come si difendono? Parrebbe che non trovino di meglio che farlo a suon di querele, anche preventive, non si sa mai. L'avvocato Marco Trevisson di Torino, che assiste la Associazione Politrafusi Italiani, e' stato querelato da Marcucci. Archiviata la sua posizione, ha controquerelato il re degli emoderivati ed i suoi legali, per calunnia. Elena Cosentino, della Bbc, e' stata anch'essa denunciata, insieme alla sua testata, dopo una puntata sul plasma infetto, nella quale si parlava di David Mills (non solo Silvio Berlusconi nel suo destino...): in questo caso mago di societa' off shore. La puntata faceva riferimento al sequestro di 5 tonnellate di plasma scaduto ed infetto, avvenuto nel 1995 in un magazzino di Padova.
Anche Federica Sciarelli, dopo aver trattato l'argomento a Chi l'ha Visto?, e' stata raggiunta da una telefonata, nella quale le veniva consigliato di non occuparsi di Marcucci ee#8200;C. La redazione veniva accusata di «estremo pressapochismo e di ignoranza in contrasto alla verita' dell'inchiesta e dei documenti esistenti».
Sottolinea Stefano Bertone: «Vogliamo che tutti, e sottolineo tutti, vengano processati, italiani e stranieri. Si tratta di responsabili di centinaia e centinaia di morti che si sono verificate e che si verificheranno nei prossimi venti anni». Tutti. Non solo quelli attualmente indagati. Bertone e' fiducioso: «siamo certi che la procura stia lavorando a 360 gradi. Quando arriveremo al dibattimento emergera' finalmente la verita'. L'emofilia si sarebbe potuta curare, nel nostro paese come all'estero, senza cancellare un'intera generazione di esseri umani”. Trattati invece come carne da macello.

La Repubblica di Cosa Nostra

LE VERITA' SULL'ADDAURA - DOPPI SERVIZI

di Ferdinando Imposimato [ 02/06/2010]

da: La Voce delle Voci- www.lavocedellevoci.it



Ci furono i servizi segreti e la massoneria nelle stragi di Capaci e via D'Amelio.
Quando nel 1984 incontrammo nella questura di Roma Tommaso Buscetta, appena giunto dal Brasile dove era stato arrestato da Gianni De Gennaro, Giovanni Falcone ed io facemmo l'impossibile per convincerlo a raccontare tutto sui legami tra mafia, politica, massoneria e poteri occulti. Ma lui, che pure collaborava a tutto campo, fu irremovibile: «non posso - disse - perche' lo Stato non e' preparato ad affrontare un tema cosi' grave che ancora oggi coinvolge persone e istituzioni insospettabili».
Il tentativo di far parlare Buscetta fui costretto ad abbandonarlo, dopo la partenza per Londra e per Vienna. Ma Falcone lo prosegui', sia pure inutilmente. Buscetta non si lascio' convincere, pur avendo grande stima del magistrato di Palermo. Molti uomini delle istituzioni, dei servizi segreti, della politica e del governo del paese, legati a Cosa Nostra, erano saldamente ai loro posti di comando. Solo dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio, Buscetta decise di rivelare i retroscena dei piu' gravi delitti di mafia e di fare i nomi dei politici, dei massoni e degli uomini dello Stato nemici di Falcone e di Paolo Borsellino.
Oggi capisco che aveva ragione Buscetta: nessuna delle verita' che egli rivelo' nel corso dei processi di Palermo e di Perugia fu confermata da sentenze di condanna. Le sue testimonianze precise e circostanziate sui legami mafia-politica-massoneria furono disintegrate. Nonostante le decine di conferme di altri mafiosi, che pure erano stati ritenuti attendibili per tutte le altre accuse contro i loro complici per omicidi e stragi. Nel 1992 Buscetta riprese a parlare davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia, di cui facevo parte anche io, sia pure in posizione di isolamento, tanto che la mia relazione sull'Alta Velocita' non venne mai discussa, neppure dalle commissioni presiedute da Ottaviano Del Turco e da quelle che seguirono.

OCCORSIO E I MASSONI
Ma la rivelazioni di oggi non inducono all'ottimismo. Quelle degli anni ottanta e novanta furono insabbiate. Davanti a due pubblici ministeri di Palermo Buscetta rivelo', nel dicembre 1994: «ad uccidere Borsellino e' stata Cosa Nostra, ma le ragioni della strage vanno al di la' degli interessi stretti della mafia». Il pentito chiari' che Borsellino stava venendo a conoscenza da Gaspare Mutolo di verita' scottanti. Ma di quelle dichiarazioni non si fece nulla; i colpevoli restarono “ignoti”.
A maggio 1993, parlando con il giornalista Raffaele Lo Sardo del settimanale il Sabato sulla strage di Capaci, dissi cose che ancora oggi mi sorprendono. Parlai delle indagini che, come giudice istruttore, stavo conducendo con il pm Vittorio Occorsio su alcuni casi di sequestri di persona. Scoprimmo che alcuni terroristi e criminali erano appartenenti alla massoneria. Non mi resi conto della importanza del collegamento, ma Occorsio si'. E mori'. La mia condanna a morte fu pronunciata tre anni dopo. A quel tempo svolgevo anche indagini su Michele Sindona e P2, connesse con quelle di Falcone a Palermo. Ma Falcone era molto piu' avanti di me: aveva scoperto la loggia Camea di cui faceva parte Pierluigi Concutelli, tessera 4070, assassino di Occorsio.
Del resto, la scoperta della Loggia Camea a Palermo fu l'inizio della fine di Falcone, come egli stesso presagiva. Egli aveva capito che la massoneria era il collante dei vari poteri criminali con la politica e le istituzioni. Venne alla luce che il falso sequestro di Sindona - usato dal banchiere di Dio e dai complici mafiosi per costringere i suoi beneficati a salvare le sue banche - era stato organizzato da Cosa Nostra e da massoni: personaggi, come Joseph Miceli Crimi e Giacomo Vitale erano mafiosi e massoni. Quando mandai a Falcone, per competenza, il processo contro Michele Sindona, contro cui procedevo per simulazione di sequestro, il quadro divenne completo e allarmante.
Ma il pericolo per lui e per me aumento' a dismisura. Non ebbi la percezione di cio' che stava accadendo attorno a me. A raccontarlo al giudice Otello Lupacchini nel 1991 fu il mafioso Antonio Mancini, uomo della banda della Magliana. Costui disse che verso la fine del 1979, in occasione di un incontro conviviale, «in un ristorante di Trastevere, l'Antica Pesa o Checco il carrettiere», assieme a Danilo Abbruciati, a Edoardo Toscano, ai fratelli Pellegrinetti, a Maurizio Andreucci e a Claudio Vannicola, mentre si discuteva del controllo del territorio del Tufello per il traffico di stupefacenti, Danilo Abbruciati parlo' ai commensali «di un attentato alla vita del giudice Ferdinando Imposimato». Dal discorso di Abbruciati - spiego' Mancini - si capiva che non si trattava di un'idea estemporanea: era evidente che erano stati effettuati dei pedinamenti nei confronti del magistrato e della moglie; che erano stati verificati i luoghi nei quali l'attentato non avrebbe potuto essere eseguito con successo. «Quando sentimmo il discorso che si fece a tavola, io e Toscano pensammo che l'attentato dovesse essere una sorta di vendetta per l'impegno profuso dal magistrato nei processi per sequestri di persona da lui istruiti e che avevano visto coinvolti i commensali, i quali parlavano del giudice Imposimato definendolo “quel cornuto che ci ha portato al processo”». «Successivamente - chiari' Mancini - parlando dell'attentato ai danni del giudice Imposimato, Danilo Abbruciati mi spiego' che, al di la' delle ragioni personali che pure c'erano, aveva ricevuto una richiesta in tal senso “da personaggi legati alla massoneria”, dei quali il giudice Imposimato aveva toccato gli interessi».
Cosi' verbalizzo' Mancini al giudice istruttore Lupacchini.

DUE AGENTI DEI SERVIZI
In seguito, durante le indagini su Giulio Andreotti per l'omicidio di Mino Pecorelli, il procuratore della Repubblica di Perugia accerto' che alla riunione, nel corso della quale si era parlato dell'attentato a me, avevano partecipato due uomini dei servizi segreti militari di cui Mancini fece i nomi: incriminati e rinviati a giudizio per favoreggiamento nel processo Andreotti. Senonche' i due mi avvicinarono prima della sentenza dicendomi che «loro due non c'entravano niente con quella riunione» e che «c'era stato uno scambio di persone da parte di Mancini, altri due uomini del servizio avevano preso parte a quell'incontro in cui era stata decisa la mia condanna a morte». Ovviamente non riuscii a stabilire chi fossero i due agenti segreti partecipi della decisione. Restava il fatto che c'era stato un summit tra agenti segreti e mafiosi della Magliana per eliminare, su ordine della massoneria, il giudice che istruiva il processo Moro.
Quanto a Falcone, era assediato da sospetti infondati, propalati ad arte da mafiosi e loro alleati. Era addirittura accusato di favorire i pentiti che collaboravano con lui. Fu inquisito dal Csm, che lo interrogo' sulle sue “inerzie”. L'accusa era di non avere, nonostante le prove - che non c'erano - arrestato alcuni imprenditori vicini a Cosa nostra. Falcone lascio' gli uffici di Palermo e si trasferi' a Roma, alla direzione degli Affari Penali. Ma il “vizio” di indagare su mafia e massoneria non lo abbandono'.
Ad una domanda del giornalista del Sabato sulle inchieste di Falcone, risposi: «Falcone e' stato ammazzato per quello che aveva fatto, che stava facendo e che voleva fare: contro i tanti poteri occulti intrecciati ai poteri collegati, usando la Procura Antimafia, che era una sua creatura». Domanda di Lo Sardo: «Per esempio?». Risposta: «L'Italia e' anche il paese della strategia della tensione, dello stragismo e di Gladio: ci sono tante pagine di verita' ancora da scrivere. Se ripercorriamo certi sentieri, possono aprirsi squarci di luce sulla storia recente e passata». Domanda: «Vuol dire che Falcone voleva occuparsi anche di Gladio?». Risposta: «Si', voleva occuparsi anche di Gladio». Domanda: «Come fa ad affermarlo?». Risposta: «Conoscevo Giovanni Falcone. Sono stato suo amico fraterno e collega per vent'anni. So bene come la pensava su queste cose».

MISTERI NEL SEGNO DI GLADIO
Gladio significava Servizi segreti guidati dai piduisti Giuseppe Santovito e Giulio Grassini, voluti, nel gennaio 1978, da Francesco Cossiga, ministro dell'interno, e Giulio Andreotti, presidente del consiglio. Che avevano inserito affiliati alla P2 ai vertici dei ministeri, sostituendo funzionari leali come il prefetto Gaetano Napoletano e il questore Emilio Santillo.
Ma la morte di Falcone ebbe una accelerazione dopo la lettera dell'8 novembre 1982 al presidente della Commissione P2, Tina Anselmi. «Con riferimento alla nota n. 850 /c P2 del 15 ottobre 1982, pregiomi comunicare che nel corso di indagini su organizzazioni mafiose siciliane, e' emerso che alcuni personaggi, appartenenti a cosche mafiose, avevano operato per il trasferimento di Michele Sindona da Atene a Palermo nell'agosto 1979: trattasi di Giacomo Vitale e di Francesco Fodera', entrambi latitanti. Costoro fanno parte della nota Loggia Camea, il cui capo e' il dott. Gaetano Barresi, arrestato su mandato di cattura dei giudici Giuliano Turone e Gherardo Colombo».
Paolo Borsellino, al momento della sua morte, stava proseguendo la ricerca della verita' iniziata assieme a Falcone sugli stessi temi scottanti.
Sono trascorsi venti anni da allora. Ercole Incalza, da me denunziato nella relazione sulla Tav per la questione dei grandi appalti a Cosa nostra e alla camorra, ha fatto carriera. Mentre si riparla delle stesse indagini compiute da Falcone e Borsellino. E apprendiamo - ma lo si sapeva da allora - che la strage dell'Addaura, organizzata da mafia e agenti nemici di Falcone, fu evitata grazie al coraggioso intervento di due uomini fedeli a Falcone: Nino Agostino, che scopri' collusioni tra poliziotti e mafiosi, ucciso assieme alla moglie; e Emanuele Piazza, collaboratore del servizio segreto civile, strangolato il 15 marzo 1990, pochi mesi dopo l'attentato dell'Addaura. Una infinita' di depistaggi e di omicidi impedirono l'accertamento della verita', quella verita' che ancora oggi, nonostante il bel libro di Attilio Bolzoni e la coraggiosa inchiesta di Annozero, stenta a venir fuori.

Un grande giornalista: Andrea Cinquegrani




LA TANGENTOPOLI GLOBALIZZATA DEI LADRI DI STATO

di Andrea Cinquegrani [ 02/06/2010]



La corruzione? Microcriminalita'. Parola di Renato Schifani. Un passante? Un turista mordi e fuggi? Un alieno da Marte? No, la seconda carica dello Stato, al vertice del Senato. Sua la ciliegina su una torta ormai nauseante, il dibattito di “alta cultura” e “altissima moralita'” dal titolo: siamo o no in una seconda Tangentopoli? E tutti, da perfetti beoti, a ciarlare: no, adesso solo piccoli episodi; no, allora si finanziavano i partiti, ora sono poveri ladri di polli. E giu' vomitando cosi', idiozie perfettamente bipartizan. La realta'? Ladri allora e ladri ora, da processare e mandare in galera; cosi' non e' stato nel dopo ‘92 - al di la' delle pie illusioni di Mani pulite - cosi' non sara' oggi, tutti sempre beati e iperprescritti (col seguito di milioni nei paradisi off shore). Grazie alla solita magistratura nella gran parte dei casi non nemica, se non contigua o collusa col potere politico: altro che toghe rosse, come solo un Cavaliere sempre piu' comico riesce a far bere al popolo bue! Ora c'e' lo scudo fiscale per i capitali esportati in modo illegale all'estero; negli anni ‘80 e inizio ‘90 lo scudo politico era il finanziamento illecito ai partiti: ma ci ha mai creduto qualcuno? Lorsignori ai vertici della prima repubblica rubavano per le loro private finanze, altro che per coprire “i costi della politica”! Si sono fatti case, ville, fortune arcimilionarie, hanno esportato arcipalate di dollari all'estero: altro che Costituzione!
E oggi e' perfettamente lo stesso. Anzi peggio. I metodi si sono affinati, le strategie, ovviamente, globalizzate. E le cifre - c'e' bisogno di dirlo? - aumentate in misura esponenziale, vuoi per il (solo presunto) maggior rischio, vuoi evidentemente per l'inflazione. Ma sono e restano ladri, corrotti, corruttori, associati per 416 semplice o bis. Per fortuna oggi, con una ventina d'anni di ritardo, il procuratore antimafia Pietro Grasso arriva a dire: «La mafia e' stata spesso braccio armato per favorire altri centri di potere». E poi: «Forse per Falcone non c'era solo la mafia». Ma si puo'?...
Perche' nessuno dice che il vero bavaglio alla stampa non sono solo le intercettazioni e le pene stupidamente invocate dalle truppe del Cavaliere, ma le cause civili arcimilionarie intentate contro i pochi giornalisti rimasti sul campo a voler dare informazione? Le perquisizioni talebane alle 5 di mattina per trovare molotov avvolte in fogli di stampa maledetta? I tagli in massa della forza lavoro, diminuita di oltre 900 unita' nell'ultimo anno?
E lorsignori che fanno? Si tagliano gli emolumenti del 5 per cento. Nababbi in transatlantico e nelle assemblee regionali che danno una limatina a incassi, poi ingrassati in molti casi da supertangenti, come le poche inchieste rimaste sul campo mostrano. Intanto l'economia crolla - lo documenta in modo scientifico Giulietto Chiesa, grande firma per la Voce da questo numero - le imprese collassano, gli enti locali affondano. «Il problema dei derivati e' forse piu' grande di quello della Grecia», sottolinea il pm milanese Alfredo Robledo, impegnato nel processo contro 4 colossi bancari che hanno “inguaiato” il comune di Letizia Moratti. «Una bomba ad orologeria, quella dei derivati, senza che Bankitalia e Consob abbiano mosso un dito», tuona da tempo il senatore Elio Lannutti. E nessun altro che apra bocca, sbraiti, osi dire qualcosa.
Cosi' come nessuno urla o protesta contro l'altra bomba che potra' esplodere per l'epidemia da sangue infetto in circolo da anni (gia' morti in un migliaio): autori i Super-Dracula, le multinazionali degli emoderivati, oggi alla sbarra a Napoli.
Ci hanno ormai tolto tutto: il sangue, la vita, le utopie. Cosa resta piu'?

www.lavocedellevoci.it

Ohibò, le banche centrali non sono affatto pubbliche istituzioni

LA GRECIA E IL SIGNORAGGIO AL CUBO

di GIULIETTO CHIESA [ 02/06/2010]



L'hanno chiamata “operazione salvataggio” della Grecia. In realta' il cosiddetto “aiuto” del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea e' un'ulteriore bastonata collettiva inferta ai cittadini greci. Ulteriore, perche' la Grecia non si troverebbe in questa situazione se non avesse gia' perduto la sua sovranita'.

L'hanno gia' perduta, sotto i colpi del mercato finanziario mondiale, tutti gli altri Stati Europei. E la perdita della sovranita' e' racchiusa nella consegna, alla speculazione finanziaria internazionale, del suo debito. Basti dire che, se l'operazione “funzionera'”, il debito della Grecia passera' nei prossimi tre anni, dall'attuale 115% del prodotto interno lordo al 150. Cioe' si puo' gia' prevedere, matematicamente, che nel 2013 la situazione in Grecia sara' peggiore di quella di oggi, con un paese in recessione, disoccupazione crescente, consumi a terra.
Sempre che la ribellione popolare, nel frattempo, non sia sfociata nel sangue e non costringa un governo “socialista” a sparare sulla gente. E poi vedremo cosa succedera' ad altri due governi “socialisti”, Spagna e Portogallo, che stanno anticipando le mosse per evitare di trovarsi nella stessa situazione della Grecia. Ma le anticipano obbedendo alle direttive della finanza internazionale, fatte proprie dall'Unione Europea. Il che significa che la loro situazione s'aggravera' comunque, e il servizio sul debito, imposto dagli speculatori, diventera' sempre piu' grave. Perche'? Semplicemente perche' non si puo' trovare una soluzione all'interno della logica che ha prodotto il disastro della finanza mondiale, ai cui inizi (inizi, non fine) stiamo assistendo. Diranno, i giornali e le tv, che e' colpa dei greci, degli spagnoli, dei portoghesi, poi degli italiani, che vivono “al di sopra delle loro possibilita'”. E i gonzi ci crederanno, aiutati in questo dagli economisti di regime (quasi tutti) che hanno magnificato la truffa, essendone ampiamente remunerati.

Naturalmente la storia vera e' un'altra. E' la storia dell'Impero di questi ultimi 20 anni. Che ha imposto al mondo intero la sua globalizzazione. E cos'e' stata, in sostanza, la globalizzazione americana? Un trucco, inventato dall'e'lite finanziaria americana (protetta e fortificata dal dollaro come moneta mondiale, imposto con la forza) per costringere il mondo intero a pagare il suo debito, estero e di bilancio. Detto in termini piu' brutali, ma anche piu' esatti, un popolo, quello americano (e quello delle e'lites dei paesi ricchi e dei paesi meno ricchi) e' divenuto a tal punto consumatore compulsivo da essere ormai incapace di risparmiare. Il miliardo d'oro e' diventato un debitore cronico inguaribile. In primo luogo le classi medie americane.
Tutto e' stato fatto per tenerle (per tenerci) al guinzaglio con uno smodato livello di consumi, cioe' con un parossistico indebitamento. Il risparmio interno americano e' da tempo con segno negativo (consumi che superano i redditi). Chi paga? Paghera' il resto del mondo. Come? Attraverso la deregulation: la piu' gigantesca e spregiudicata manovra di raggiro violento mai tentata nella storia umana, se si eccettuano, forse, le costruzioni delle piramidi.
In cosa e' consistita la manovra? Nel consegnare ai mercati (a Wall Steet, che e' il mercato numero uno) gli strumenti per determinare, dall'esterno, le politiche economiche dei singoli paesi. E come si fa? Prendendo possesso dei titoli di debito di quei paesi, mettendoli in vendita e determinando i tassi d'interesse per il loro servizio. E' cosi' che tutti gli Stati sono diventati debitori, chi piu', chi meno. Non solo: debitori impossibilitati a pagare e costretti a indebitarsi ulteriormente presso gli stessi strozzini.
Per fare questo occorreva pero' un trucco preliminare: rendere le Banche Centrali del tutto indipendenti dai rispettivi governi e privatizzarle. In tal modo le Banche Centrali hanno lavorato per costringere i governi sotto le forche caudine dei mercati finanziari. Cioe' un pugno di qualche centinaio di persone, mai elette da nessuno, ha stretto una miriade di lacci attorno al collo dei popoli.

Quando i mercati finanziari sono crollati per conto proprio, ecco questa gang mondiale correre in soccorso alle banche truffatrici per salvarle. Con cosa? Con prestiti pubblici, pagati dai cittadini, a tassi quasi nulli. Ma le banche truffatrici, cosi' salvate, non hanno allargato il cappio con cui tenevano e tengono impiccati gli Stati ex sovrani. Che ora vanno in bancarotta uno dietro l'altro. E, per non andare in bancarotta, impongono misure restrittive drammatiche sui redditi della gente comune e sui servizi vitali per la popolazione. Cioe': per tenere in vita la speculazione selvaggia, che ha prodotto mondialmente, in questi ultimi decenni, un trasferimento netto di ricchezza dai poveri verso i ricchi attorno al 20% del Pil mondiale, si impoveriscono ancora gli strati piu' poveri della popolazione. Il rigore viene imposto non agli speculatori, ma ai cittadini.
Si spezza un patto sociale creando le condizioni per una esplosione di conflitti, dal quale sperano, sempre loro, di uscirne con soluzioni autoritarie. Questo e' il signoraggio elevato al cubo. C'e' una sola soluzione (ma non la si sente proporre dai sindacati, dai partiti che dovrebbero essere di sinistra, dalle opposizioni). Nazionalizzare il debito degli Stati e sottrarlo ai mercati finanziari. Il Giappone l'ha fatto, l'Argentina anche: entrambi ne sono usciti benissimo. Rinazionalizzare le Banche Centrali e' la seconda mossa indispensabile. Respingere la decisione europea di inasprire i controlli degli Stati da parte dei mercati finanziari.
E' la fine dell'Europa, dell'euro? Niente affatto. E' la fine della truffa. In ogni caso chi agita questi spauracchi dovrebbe sapere che questo meccanismo e' gia' al collasso, e non lo salvera' neppure la somma di sacrifici che si richiedono ai popoli incolpevoli e raggirati. Hanno ragione i greci che dicono: “non pagheremo”. Questa e' la risposta che deve risuonare in ogni piazza d'Europa.

Not in my name

venerdì 4 giugno 2010

Buon 2 giugno da Dario Fo

DARIO FO:

«Silvio cancella la democrazia»

di Toni Jop, da L'Unità

Partiamo da questo punto incontestabile: siamo governati da un premier che dice “ti amo” a questo paese mentre giorno dopo giorno gli toglie la libertà. Sembra una parabola classica sul potere. Infatti, Berlusconi più ci ama più ci tappa le orecchie. Adesso vuole discrezione, questa è la sordina che vorrebbe imporre alle intercettazioni, questa la gabbia in cui vorrebbe chiudere i magistrati. Affranti, in questa valle di lacrime abbiamo chiesto lumi a Dario Fo, per aggiornare i nostri sensi intorpiditi da un “amore” che ci vuole al buio.

Sarà vero amore, Dario?
«Dubita, fratello, dubita, che il dubbio ti tiene in vita. Io, per esempio, ho scritto un testo sull'Orecchio di Dioniso. Non fabula, sed historia. Allora, c'era questo Orecchio che amplificava a mille le voci del popolo cosicché, in favore degli dei, una si potesse avvertire molto distante. Orecchio divino, divina macchina sonora. Ma un giorno, il senso dell'ascolto fu invertito e al “popolo” giunsero le parole segrete degli dei. La divina macchina venne immediatamente murata. Murarono il mito, cosicché si vide di che pasta fosse il mito e quale fosse il cibo prediletto del potere: la coscienza del “popolo”. Chiaro?».

Maestro, questa è la storia della sinistra! Siamo noi che vogliamo ascoltare ciò che non va ascoltato, le parole del potere, le parole proibite. Siamo sulla strada giusta?«Mica tanto. Perché tutto è scoperto, il gioco è scoperto nella sua violenta doppiezza ma non vedo una adeguata capacità di reazione. Abbiamo un premier che ormai non nasconde i veri obiettivi delle sue azioni e delle sue scelte. Dalle leggi ad personam al ddl sulle intercettazioni mentre echeggiano le voci secondo cui bombe e stragi “mafiose” sarebbero servite da scivolo per la nascita di una forza politica capace di traghettare il peggio della prima repubblica in una seconda, sedicente repubblica».

Ma, scusi, che dobbiamo fare? Denunciamo, facciamo opposizione secondo le regole democratiche...«Ah sì? Eppure a me pare che la sinistra se ne stia affacciata al balcone mentre i tori corrono e travolgono ogni cosa giù in strada. Vedi, se, come è stato finalmente annunciato dalla sinistra, oggi è in gioco la democrazia, allora conviene adeguare le risorse e la lucidità a questa realtà tremenda. Serve una coerenza ferrea che fin qui è mancata. Serve un coraggio morale che fin qui ha oscillato. Eppure, il disegno del potere fu chiaro fin dal G8 di Genova. Ora dico forte: se i responsabili istituzionali di quel massacro degno di una dittatura non pagheranno per quel che hanno fatto, si toglieranno le basi democratiche anche a questa Seconda Repubblica. E i cocci saranno sempre nostri».

Intende per caso sostenere che la sinistra non sta facendo opposizione?
«Tu fai il furbetto, e io so – viva la rima - quello che ho detto. All’opposizione restano il mugugno, il timore reverenziale di offendere, una dolcineria paurosa nei confronti di chi sta cancellando la democrazia e questo è ormai chiaro anche alla sinistra non vedente. Il fatto che non lo diciamo più solo io e pochi altri è una consolazione e insieme una disperazione. La storia non è uno show in cui si può sperare di fare una figura passabile, men che meno ora quando tutto è in gioco. Chi si assume la responsabilità di non aver capito e lottato con azioni concrete e coerenti?».

Va bene, ci indichi la strada, qualcuno la seguirà. Ma tenga a mente: lei passa per essere un insopportabile pessimista, un noioso bardo saputello e di Cassandra – viva la rima – fratello...

«La strada l'avete indicata anche voi dell'Unità: disobbedire, la disobbedienza civile sorretta da un “no” forte e coerente di tutto il centrosinistra alla vergogna che ogni giorno il premier allestisce da pessimo attore qual è. Altro che trattativa, altro che accordi: non si salva l'Italia scendendo a patti con un oscuro nemico del paese e della democrazia. Pessimista io? Bene, è il pessimismo che ci tiene in vita. Infatti, guardate l'Ottimista: aveva detto che la crisi non esisteva e che il paese stava benissimo, semmai doveva comprare di più. Eccolo imbastire un gigantesco trucco col quale sfiancherà “il popolo” e grazierà i ricchi e i potenti. Mentre moltiplica la sua personale dotazione di ville meravigliose...».

Eppure, moltissimi italiani hanno ancora fiducia nel premier...
«Senti questo elenco. Al ministro Scajola hanno comprato, pare, una casa a sua insaputa. Scajola non sapeva. Alla lista della spesa del ministro Bondi , nella manovra hanno fatto dei tagli che il ministro ignorava. Bondi non sapeva. Alle spalle di Berlusconi hanno piazzato una crisi economica spaventosa che il premier ignorava. Berlusconi non sapeva. Scelgano gli italiani: stanno votando un mucchio di farabutti oppure dei pazzeschi cretini?».

02 giugno 2010